Abruzzo, ondata di profughi: via al piano per l’accoglienza

7 Marzo 2022

Domani la Regione decide dove ospitarli, 120 alloggi messi a disposizione finora dai cittadini

Sono 120 gli abruzzesi che hanno risposto alla chiamata di associazioni e comunità di ucraini integrati in regione, mettendo a disposizione stanze, appartamenti vuoti o seconde case per ospitare l’ondata in arrivo di profughi dalla guerra. Mentre la Regione sta predisponendo il piano per l’accoglienza. È fissata per domani l’unità di crisi abruzzese, che deciderà quali strutture attivare per l’ospitalità: oltre ai centri di accoglienza, si parla anche degli alberghi della costa, del progetto Case dell’Aquila e dell’Interporto di Avezzano, da cui è già arrivata la disponibilità a partecipare. Nel frattempo il Governo, oltre ad attivare i sistemi sanitari per vaccinare i profughi in arrivo, ha mobilitato anche le scuole per accogliere i bambini ucraini.
E continua la gara di solidarietà degli abruzzesi per portare aiuti direttamente in Ucraina e nei paesi europei confinanti, travolti dall’ondata di profughi. Con il parere della Caritas, abbiamo stilato una guida utile per chi volesse fornire il proprio aiuto sia con donazioni o mettendo a disposizione alloggi per l’accoglienza.
HOTEL E CENTRI DI ACCOGLIENZA
Alla riunione dell’unità di crisi abruzzese, convocata per domani alle 12.15 nella sala operativa della Protezione civile regionale all’Aquila dal governatore e commissario per l’emergenza Marco Marsilio, saranno presenti i prefetti, il responsabile della Protezione civile abruzzese Mauro Casinghini, il presidente di Anci Abruzzo Gianguido D’Alberto, l’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì, i direttori generali delle quattro Asl, il responsabile regionale delle maxi emergenze sanitarie Alberto Albani e quello della campagna di vaccinazione Maurizio Brucchi. Dalla riunione uscirà il piano regionale di accoglienza, con indicazioni su dove saranno ospitati i profughi, pur ancora nell’incertezza sulle dimensioni dell’ondata di arrivi. Oltre ai centri di accoglienza, è arrivata la disponibilità degli alberghi della costa (alcuni stanno già accogliendo i primi profughi), del progetto Case dell’Aquila e dell’Interporto di Avezzano.
LE CASE DEGLI ABRUZZESI
Soprattutto in caso di ondate di enormi entità, potrebbero essere utilizzati anche gli alloggi messi a disposizione dai cittadini privati. In realtà in molti stanno già accogliendo i primi ucraini giunti in Abruzzo. Ufficialmente sono 120 gli alloggi messi a disposizione dai cittadini per ospitare i profughi.
Chi vuole contribuire in questo modo deve rivolgersi alla prefettura della propria provincia. Sono i tavoli tecnici insediati dai prefetti, infatti, che smistano i profughi in arrivo sul territorio che non hanno già amici o familiari residenti che possono ospitarli. Ai tavoli delle prefetture siedono anche i rappresentanti dei Comuni, della Croce Rossa e delle associazioni che si occupano dell’assistenza, come la Caritas. Quindi le offerte di abitazioni o posti letto possono essere presentate anche a loro.
In ogni caso chi dovesse ospitare persone in fuga dall’Ucraina deve dichiararli alle autorità comunali per la loro registrazione e per la presa in carico dell’assistenza sanitaria oltre che del sostegno esterno (a cominciare dal vitto) che verrà garantito dallo Stato.
MOBILITATE ASL E SCUOLE
Già pronto invece l’imponente piano sanitario: gli ucraini – che hanno una percentuale di protezione vaccinale inferiore a quella degli italiani – riceveranno la tessera sanitaria provvisoria e, dalle Asl, la somministrazione del vaccino anti-Covid negli hub e nei centri di accoglienza. In Abruzzo ci sono scorte per oltre 180mila dosi dei sieri Pfizer e Novavax. Ma i profughi riceveranno anche vaccini di routine, come quelli per Morbillo e Pertosse.
Anche le scuole abruzzesi si preparano ad accogliere gli studenti ucraini in arrivo. Il ministero dell’Istruzione ha infatti inviato una nota alle istituzioni scolastiche con le prime indicazioni e le prime risorse (stanziato subito un milione di euro) previste per garantire il diritto allo studio e il supporto psicologico e linguistico a bambini e ragazzi in fuga dalla guerra.
LE DONAZIONI
Ovunque si stanno già raccogliendo aiuti di ogni genere, soprattutto su spinta della comunità ucraina già integrata nel territorio. I beni partono con piccoli furgoni, autobus o auto private verso le zone di confine. «Per chi volesse fare donazioni, consigliamo di affidarsi a enti e grandi organizzazioni, che stanno raccogliendo soprattutto fondi», spiega il delegato regionale delle Caritas Corrado De Dominicis, «questo per essere sicuri che gli aiuti arrivino dove servono, portando i beni veramente richiesti e fruibili ed evitando problemi logistici e sovrapposizioni. Faccio un esempio: non è detto che un medicinale che inviamo dall’Italia può essere utilizzato in Ucraina. I fondi inoltre serviranno anche per la gestione futura dell’emergenza. La Caritas italiana ha deciso di convogliare i fondi che raccoglie verso le Caritas ucraine e dei paesi confinanti». Per donare attraverso Caritas si trovano i riferimenti sui siti web e le pagine social dei gruppi diocesani. Altre organizzazioni di assistenza hanno invece attivato altri canali. Come la Croce Rossa che fa confluire gli aiuti sul posto tramite la consorella ucraina. Anche in questo caso i riferimenti si trovano sul sito web ufficiale della Cri.