Abusi edilizi nella sua palazzina: assoluzione per Pagnanelli e altri 3

“Il fatto non sussiste” anche per il dirigente Silverii, il funzionario Giannitti e il progettista Galimberti L’ex presidente del consiglio comunale: «Ringrazio chi non ha mai messo in dubbio la mia onestà»
PESCARA. Tutti assolti con la formula piena, perché il fatto non sussiste, i quattro imputati del processo a carico dell’ex presidente del consiglio comunale di Pescara, Francesco Pagnanelli, finito sotto processo per presunti abusi edilizi relativi a una casa di sua proprietà che stava ristrutturando.
Insieme a lui erano imputati il dirigente del Comune di Pescara, Gaetano Silverii, il funzionario Salvatore Giannitti e il progettista Carlo Galimberti. Per tutti, anche il rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione: un processo, insomma, che non andava fatto, ma che invece era in piedi da circa 6 anni.
«Non ho mai perso fiducia nella giustizia», ha commentato l'esponente politico del Pd subito dopo la lettura della sentenza assolutoria, «e ho sempre auspicato la verifica in tribunale che è giunta con la sentenza di assoluzione piena di cui ero certo perché ho sempre impostato il mio modo di fare politica sulla correttezza e sulla trasparenza. E questa vicenda», aggiunge Pagnanelli, «ne è la conferma. Ringrazio tutti coloro che non hanno mai messo in dubbio la mia onestà e in particolare i miei avvocati, Cesare Borgia e Giulio Cerceo».
Il procedimento riguardava un presunto iter irregolare che sarebbe stato seguito per favorire Pagnanelli, in relazione al ruolo che all’epoca ricopriva in Comune, nell’effettuazione di alcuni lavori in un fabbricato di proprietà dello stesso esponente politico. Palazzina rimasta peraltro per circa un anno sotto sequestro.
In relazione al presunto abuso d’ufficio veniva citata dall’accusa una riunione svoltasi in Comune, subito dopo che era stato redatto il provvedimento di improcedibilità per la Scia. In quella riunione, secondo la procura, si sarebbe discusso di come aggirare l'ostacolo facendo ritirare a Pagnanelli la Scia già presentata, e facendogli presentare istanza di permesso a costruire al cui rilascio avrebbe provveduto direttamente Silverii.
Ma in dibattimento tutto è stato cancellato ed è stato appurato che si era trattato di una procedura che valeva per tutti, quindi senza nessun tipo di favoritismo. Così come ha sentenziato il tribunale, assolvendo tutti con la formula più ampia possibile, anche se, purtroppo, a distanza di anni.
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