Abusi in cantina su due nipotine: ora lo zio finisce sotto processo

Bambina di 9 anni racconta alla mamma delle strane richieste dell’uomo e fa scoprire la verità Motivata da quella confessione, anche la sorella più grande denuncia le attenzioni del 52enne
PESCARA. Era finito persino in carcere per quella lunga serie di violenze sessuali nei confronti delle sue due nipotine, figlie del fratello che aveva l’abitazione proprio accanto alla sua, nella campagna di un piccolo centro della provincia di Pescara. Adesso quell’uomo è stato rinviato a giudizio dal gup Giovanni de Rensis e verrà processato il prossimo 7 dicembre.
Davanti al collegio verranno ripercorse le sconvolgenti vicende che hanno visto protagonista questo zio che per anni avrebbe abusato delle nipotine e che fu scoperto grazie a quelle confidenze che la più piccola delle sorelle, una bimba di appena nove anni, fece alla madre, raccontando quegli episodi. Ed è proprio ascoltando questo racconto che anche la sorella più grande, ora maggiorenne, sconcertata da quel che riferiva la sorellina e arrabbiata nei confronti dello zio disse: «Lo ha fatto anche con te», dando il via anche al suo racconto per fatti avvenuti circa nove anni prima. Una storia che sconvolse l’intera famiglia che ha anche una terza figlia, più grande, che però disse di non essere stata oggetto di attenzioni da parte dello zio, o quantomeno di non ricordare o addirittura di aver rimosso ogni ricordo al riguardo.
Una vicenda emersa grazie al lavoro del Gav, il Gruppo antiviolenza che opera all’interno del tribunale, che segue con estrema riservatezza questi casi delicati, accompagnando le vittime di violenza nel percorso giudiziario e non solo. La denuncia venne presentata dalla madre della piccolina che, casualmente, mentre era in auto con la figlia di 9 anni, venne a conoscenza di questa terribile situazione.
Nel 2018 lo zio, che aveva all’epoca 52 anni, l’aveva fatta scendere in cantina con lui, si era abbassato i pantaloni e le aveva fatto toccare il proprio organo genitale facendo anche delle richieste ben precise. Il pm Rosangela Di Stefano, che seguì l’inchiesta, ascoltò la vittima in audizione protetta, nel corso della quale la piccola confermò tutto, però sempre mimando quello che le aveva fatto fare lo zio in quanto non riusciva a spiegarlo a parole. E ci sarebbe stato anche un altro episodio, ricordato dalla sorella più grande che fino ad allora non aveva rivelato nulla in famiglia, ma che in quella circostanza, evitò di mandare la sorellina da sola a casa dello zio che aveva bisogno di un cerotto: la fece accompagnare dal suo fidanzato e così l’imboscata dell’uomo non andò a buon fine. Mentre in un’altra circostanza fu la sorella più grande ad andare a casa dello zio invece della piccolina e trovò il familiare completamente nudo. Nella misura cautelare, il gip Nicola Colantonio aveva scritto: «L’indagato risulta del tutto privo di freni inibitori, in quanto incapace di arginare le proprie turpi ed insane pulsioni sessuali, spesso sfogate sulle nipoti, vittime particolarmente vulnerabili sia perché in tenera età – al momento del fatto – sia perché legate da rapporti di parentela con l’indagato, il quale si è dunque approfittato in maniera vile e meschina dello stato di soggezione e fragilità delle persone offese, confidando nel loro silenzio». L’imputato è difeso dagli avvocati Sergio Della Rocca ed Emidio Antonucci mentre la famiglia è assistita dagli avvocati Massimo Galasso e Alessandro Perrucci.

