Abusi, la nipotina incastra lo zio

13 Marzo 2024

L’uomo condannato a 5 anni. Il giudice: significativi gesti e lacrime della minore

PESCARA. «Più che le parole si sono rivelate significative le emozioni manifestate dalla minore che ha mostrato difficoltà a iniziare il racconto in quanto già alla prima domanda sul perché si trovasse lì ed avendo risposto “per lo zio”, ha iniziato a piangere: nonché la gestualità che ha accompagnato il racconto». È un passaggio della motivazione con la quale i giudici del tribunale di Pescara hanno condannato a cinque anni di reclusione lo zio della piccola: una bimba che all’epoca dei fatti aveva appena 8 anni. Una storia che fece anche finire in carcere l'imputato per quelle violenze sessuali, che avevano coinvolto anche una sorella maggiore della bambina, che solo quando seppe della sorellina confessò quello che le era capitato con lo stesso zio quando era minorenne. Ma per quest’ultimo episodio, pur se contestato, è scattata la prescrizione.
Per i giudici «la bambina ha ricostruito in maniera assolutamente chiara e diretta l’episodio verificatosi due anni prima», rispetto alla denuncia. Un episodio avvenuto in estate, nei pressi della cantina dello zio che abita nella casa attigua a quella del fratello, padre della vittima, in un centro del Pescarese. Fu l’incidente probatorio protetto a sancire l’attendibilità del racconto della piccola, alla presenza di più esperti nominati dalle parti. La bambina si era confidata un anno dopo con le amiche che le avevano consigliato di parlarne con la mamma. E così fece. Da lì i genitori, ma soprattutto una sorella e altre persone vicine alla famiglia, interpretarono alcuni strani comportamenti della bimba che cercava ogni scusa per non andare più a casa dello zio (dove prima andava per giocare con la cuginetta), se non accompagnata da un adulto.
«Le dichiarazioni della persona offesa», si legge in sentenza, «sono da valutarsi come intrinsecamente attendibili, avendo ella manifestato, nel corso dell’incidente probatorio, una sicura affidabilità nell’esporre le condotte di rilievo penale attribuite allo zio, dovendosi sottolineare la linearità, la verosimiglianza, la coerenza e la precisione sui profili centrali del narrato, sostanzialmente conforme a quello reso precedentemente alle forze dell'ordine». La vicenda è stata seguita dal Gav (Gruppo antiviolenza che opera in tribunale e che segue le vittime per tutto il percorso giudiziario), dopo la denuncia della madre della piccola. Le parti civili, assistite dall’avvocato Massimo Galasso, hanno avuto il risarcimento con una provvisionale di 25 mila euro a testa; l'imputato era difeso da Sergio Della Rocca e Emidio Antonucci.