Abusi sessuali in ufficio: sì al licenziamento

L’ex dirigente del settore Ingegneria territoriale, Di Donato, perde anche il ricorso contro il Comune
MONTESILVANO. Opposizione rigettata e licenziamento confermato. Per l’ingegner Costantino Di Donato, ex dirigente del settore Ingegneria territoriale del Comune di Montesilvano licenziato «per giusta causa» nel 2016 dopo una denuncia per violenza sessuale e minacce, si chiude definitivamente la causa contro l’amministrazione comunale. Anche il giudice Enrico Colagreco ha dato infatti ragione al Comune riconfermando la validità dell’ordinanza firmata dal sindaco Francesco Maragno. Dopo il licenziamento in tronco avvenuto il 31 maggio 2016, a gennaio dello scorso anno Di Donato si vide rigettare dal tribunale del lavoro di Pescara il ricorso contro il Comune. Nel febbraio 2017, Di Donato ha proposto un nuovo ricorso al tribunale ordinario di Pescara, e in data 23 marzo è arrivata la decisione del giudice Colagreco.
I legali di Di Donato avevano appoggiato il ricorso del loro assistito in sei punti: l’«incompetenza assoluta» dell’organo che ha emanato la sanzione disciplinare (ossia l’Unione dei Comuni della Bassa Padana cui il Comune di Montesilvano è convenzionato); la delegabilità del potere disciplinare; la mancata indicazione del dirigente per la prevenzione e risoluzione delle Patologie del rapporto di lavoro; l’illegittima composizione del consiglio di disciplina; il non rispetto dei termini di trasmissione degli atti sulla comunicazione del procedimento disciplinare; il procedimento disciplinare istruito dal segretario generale del Comune e non dall’apposito ufficio. Il giudice del lavoro ha dichiarato infondate tutte le censure mosse all’amministrazione comunale, ha confermato l’ordinanza e condannato Di Donato al pagamento delle spese di giudizio (2.800 euro) più i rimborsi di legge.
I fatti contestati a Di Donato risalgono al 13 febbraio 2016, giorno in cui, verso le 15.35, all’interno del proprio ufficio, attirò con la scusa di trovarle un posto di lavoro E.P., «nei cui confronti poneva in essere atti di violenza sessuale prendendola per i fianchi, cercando di farla sedere sulle sue gambe, baciandola sulle labbra e palpandole il seno contro la sua volontà».
Oltre alla denuncia penale, Di Donato subì anche il procedimento amministrativo che lo ha portato al licenziamento. Ora definitivo.

