Abusivi e case murate Nuovo grido di aiuto da via Rigopiano

Il consigliere regionale Pettinari: «Ci sono 20 alloggi vuoti Potrebbero andare ad alcune delle 750 famiglie in attesa»
PESCARA. C’è il «latitante proprietario di un alloggio popolare» nei casermoni Ater di via Rigopiano, costruiti nel 1958. E poi ci sono «20 abitazioni vuote e murate, su complessive 80, in parte occupate regolarmente, che potrebbero essere concesse a qualcuna delle 750 famiglie bisognose che attendono da anni in graduatoria». Torna a puntare i riflettori sul rione Rigopiano, il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari che ieri mattina ha radunato una ventina di «coraggiosi residenti» nel cuore di quel borgo martoriato da spaccio, sporcizia, allacci abusivi delle utenze e degrado e ha denunciato, ancora una volta, le tante emergenze di un quartiere sofferente da decenni.
«Con le tante battaglie degli anni passati, sempre al fianco dei cittadini», riavvolge il nastro del tempo Pettinari, «abbiamo ripulito il luogo da delinquenti e abusivi. Restano ancora due famiglie di spacciatori che rendono invivibile la vita degli onesti. Ora serve l’ultimo scatto. Ci sono due alloggi assegnati a famiglie di spacciatori e, addirittura, a un latitante che vive all’estero. Mi sto battendo da un anno e mezzo affinché si arrivi a un provvedimento di decadenza di questo atto di abusivismo, per riacquisire gli immobili e fare in modo che vengano riassegnati alle persone perbene».
Portato a compimento questo obiettivo «faremo tornare a splendere il sole su questo maledetto fazzoletto di terra e potremo festeggiare», commenta il pentastellato posto sotto sorveglianza dalle forze dell’ordine per il suo attivismo altamente a rischio.
Intanto, però, sono soprattutto le donne, le persone più soggette a minacce e ricatti, a scendere in strada e a metterci la faccia, ma non i nomi, per paura di ritorsioni. Gli occhi umidi e le mani tremanti di una inquilina raccontano il clima di terrore in cui vive la gente del rione a due passi dall'ospedale: «Ci minacciano di darci fuoco se con obbediamo alle loro regole e con il pollice che scivola sotto il mento ci mimano di tagliarci la gola. Abbiamo paura persino a uscire di casa, a qualcuno dà fastidio anche se chiudiamo i portoni». I portoni, gli unici arredi rinnovati nell’agglomerato di fabbricati sorti 62 anni fa. Nelle palazzine che cascano a pezzi, rattoppate col cemento e piene di crepe, gli assegnatari con la rabbia in corpo, raccontano degli «incivili che gettano a terra le buste di immondizia dai piani alti, la sporcizia e la puzza ci sommergono, i topi ci entrano in casa, le finestre ci cadono addosso e la piazzetta piena di buche andrebbe asfaltata». Ricorda, un anziano, «che questo posto era un paradiso fino al 2005, poi sono arrivati gli abusivi» e l'aria è diventata pesante. Di notte «qui non si dorme, tra schiamazzi, partite di pallone e corse in monopattino. Oltre al via vai di camion che trasportano e scaricano elettrodomestici e oggetti vari». Istantanee di vita nel borgo fissate nelle immagini delle sei telecamere fissate sui palazzi. Dall'altra parte del piazzale, l’urlo sprezzante di chi vuole i riflettori spenti sui palazzi di via Rigopiano: "Buffoni, smettetela di chiacchierare e andate via».
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