Abuso edilizio per una palazzina A processo Pagnanelli e altri tre

L’ex presidente del consiglio comunale sott’accusa per un permesso a costruire ritenuto illegittimo Con l’esponente del Pd a giudizio per abuso d’ufficio il dirigente Silverii, un funzionario e il progettista
PESCARA. «Confidavo nel proscioglimento sulla base delle ampie prove documentali fornite in udienza preliminare, tuttavia il gup ha ritenuto di rinviarmi al dibattimento che affronterò con serenità nella certezza di aver agito nel totale rispetto delle regole». C’è molta amarezza nella dichiarazione diffusa ieri da Francesco Pagnanelli, l’ex presidente del consiglio comunale di Pescara, rinviato ieri a giudizio insieme al dirigente comunale Gaetano Silverii, al funzionario Salvatore Giannitti e al progettista Carlo Galimberti, tutti accusati di abuso d’ufficio mentre Pagnanelli e Galimberti anche di abuso edilizio e falso.
Il procedimento riguardava un presunto iter irregolare che sarebbe stato seguito per favorire Pagnanelli, per il ruolo che ricopriva appunto in Comune, nell’effettuazione di alcuni lavori in un fabbricato di proprietà dello stesso esponente politico, nel 2017. Palazzina rimasta peraltro per circa un anno sotto sequestro.
Nella scorsa udienza i difensori avevano chiesto al gup Elio Bongrazio, un approfondimento dell’istruttoria che non è stato accolto. Nel capo di imputazione si parla di «opere di demolizione, ricostruzione e ampliamento fuori sagoma del fabbricato esistente»: opere eseguite con un permesso a costruire «rilasciato illegittimamente dal Comune di Pescara a fronte di opere non sanabili perché in contrasto con la disciplina urbanistica ed edilizia vigente». E in relazione all’abuso d'ufficio si cita anche una riunione svoltasi in Comune subito dopo che era stato redatto il provvedimento di improcedibilità per la Scia. In quella riunione, secondo l’accusa, si sarebbe discusso di come aggirare l’ostacolo facendo ritirare a Pagnanelli la Scia già presentata, e facendogli presentare istanza di permesso a costruire al cui rilascio avrebbe provveduto direttamente Silveri».
Una ricostruzione accusatoria che Pagnanelli ha sempre rigettato, mentre i suoi legali, Cesare Borgia e Giulio Cerceo, hanno sempre puntato il dito su un presunto errore nella stesura del capo di imputazione in relazione al reato di falso collegato ai lavori che vennero cristallizzati nel corso di un sopralluogo dei tecnici comunali il 10 maggio 2017.
Ed è proprio sul contrasto di alcune date che si incentrerà adesso il processo fissato davanti al collegio per il prossimo 6 settembre.
Silverii, dal canto suo, anche attraverso dichiarazioni spontanee fatte nel corso della precedente udienza, aveva sostenuto di aver seguito una prassi regolare e che quindi Pagnanelli non avrebbe avuto un trattamento diverso da qualsiasi altro cittadino. Il suo difensore, l'avvocatessa Giuseppina D’Angelo, aveva chiesto anche un approfondimento dell’istruttoria in relazione alla corretta interpretazione attuativa del decreto sviluppo e della norma di riferimento che, «nel caso specifico sono state rispettate». Tutte questioni tecniche che adesso troveranno spazio nel dibattimento in tribunale dove si preannuncia una vera battaglia legale e soprattutto su argomenti squisitamente tecnici.
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