Aca, il direttore Di Giovanni assolto dall’accusa di bancarotta

28 Settembre 2021

PESCARA. Assolto con formula piena dall'accusa di bancarotta fraudolenta anche il direttore generale dell'Aca Bartolomeo Di Giovanni, l'unico dei vertici dell'azienda acquedottistica che a suo tempo...

PESCARA. Assolto con formula piena dall'accusa di bancarotta fraudolenta anche il direttore generale dell'Aca Bartolomeo Di Giovanni, l'unico dei vertici dell'azienda acquedottistica che a suo tempo preferì scegliere la strada del giudizio ordinario invece di affrontare il processo con il rito abbreviato davanti al gup di Pescara come fecero invece gli altri. E anche per Di Giovanni è arrivata l'assoluzione con la formula che non lascia dubbi: «perché il fatto non sussiste».
Assistito dagli avvocati Nicola Pisani e Nazario Fabrizio Giuliani, il direttore Aca è però giunto a questa conclusione nel giudizio di primo grado che si è concluso davanti al collegio di Pescara. L'ex presidente Ezio Di Cristoforo, l'ex direttore generale Candeloro Forestieri e l'ex componente del cda Concetta Di Luzio, arrivarono sì all'assoluzione, ma soltanto nel giudizio di appello, dopo essere stati condannati davanti al gup: il primo a 4 anni e 4 mesi, gli altri due a 2 anni e 8 mesi. In totale erano stati in cinque a finire sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta: c'erano anche l'odierno imputato, Di Giovanni, e l'ex vice presidente dell'azienda Giuseppe Di Michele, l'unico a decidere per un patteggiamento a 2 anni e 4 mesi, e l'unico in sostanza a pagare, pur di uscire il prima possibile da quel vortice che lo aveva travolto.
Una vicenda non certo edificante, se vogliamo, perché se non fosse stato per i giudici di secondo grado, probabilmente non convinti della consulenza accusatoria di primo grado e anche perché sollecitati con una serie di argomentazioni più che valide sollevate dal collegio difensivo, a guidare anche il giudizio di appello sarebbero state le stesse carte di una consulenza che portò la procura di Pescara a chiedere una serie di condanne e il gup ad avallarle. Tutto sulla scorta di una perizia che i giudici aquilani decisero di far ripetere da un loro consulente. E proprio quest'ultimo, stimatissimo professionista, ex presidente dell'Ordine dei commercialisti di Teramo, ribaltò completamente quelle conclusioni che guidarono il primo grado, dimostrando l'esatto contrario e dunque che non esisteva nessun reato a carico degli imputati che quindi vennero tutti assolti in appello con la formula piena. Una sentenza che ha indubbiamente pesato anche sulla decisione del collegio di Pescara che nei giorni scorsi ha emesso analoga sentenza a carico dell'imputato Bartolomeo Di Giovanni. E l'Aca, che in primo grado si era costituita parte civile ed aveva strappato anche una provvisionale di 100mila euro, è rimasta poi a bocca asciutta. A carico dei vertici Aca, che peraltro era stata ammessa a procedura di concordato preventivo con procedimento concorsuale aperto ed ammesso dal tribunale di Pescara nel 2015, c'erano ben quattro dettagliate pagine di capo di imputazione con le quali si accusavano tutti di aver dissipato le risorse dell'Aca con comportamenti contabili irregolari negli anni dal 2009 al 2012: accuse che non hanno trovato nessuna conferma.
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