Accordo con la banca Ifis per 3 milioni di debiti

Il Comune chiude il contenzioso per il maxi prestito contratto nel 2006 L’amministrazione pagherà in otto rate e l’istituto non chiederà i danni
FRANCAVILLA. Francavilla estingue il suo debito con la Banca Ifis e chiude così una questione aperta da oltre 10 anni che ha pesato per milioni e milioni di euro sulle spalle dei residenti. L’avvocato Davide Campli, che ha difeso il Comune nella controversia con la banca che attende il recupero dei crediti concessi all’ente, incaricato dall’amministrazione Luciani per la competenza in materia di contenzioso bancario, è riuscito a chiudere un accordo transattivo tra le parti. In sostanza, il Comune riconosce alla Banca Ifis la somma di 3.180.063,96, per i titoli giudizialmente azionati da quest’ultima, impegnandosi a pagare tale somma con 8 rate annuali da 397.508 che scadono il 31 gennaio di ogni anno, salvo la prima che scadrà domani. Le rate termineranno il 31 gennaio 2023. In cambio la Ifis rinuncia alla causa che aveva intrapreso nel 2012, oltre due anni dopo che i pagamenti per il rimborso del debito contratto dal Comune nel 2006 si erano arrestati. Il Comune, quindi, restituirà solo la sorte capitale senza spese e interessi.
Ma che cos’è il debito Ifis e a cosa serviva? Si tratta di un debito di oltre 10 milioni e mezzo di euro contratto dal Comune mediante una operazione che prevedeva un’anticipazione di cassa all’amministrazione comunale dalla banca Ifis, in cambio della cessione delle future entrate della società comunale di riscossione Risco. Sette milioni di euro circa sono stati già restituiti.
Nel frattempo, sulla questione si è espressa la Corte dei conti: la sentenza però ha ridimensionato le responsabilità degli amministratori che hanno autorizzato l’operazione di factoring, condannandoli solo a una sanzione amministrativa di 56 mila euro. La Corte non ha ravvisato danno erariale, ma un’irregolare finalità della somma incassata in quanto il debito contratto con la Banca Ifis era stato utilizzato impropriamente per coprire le spese correnti, e non per spese di investimento come invece previsto dalla normativa.
«Fin dal primo momento ho creduto che contrastando in alcuni punti specifici le posizioni difensive di Banca Ifis», spiega il legale del Comune, «si potesse costringerla a un tavolo di conciliazione. Primo traguardo è stato condividere la nullità del contratto di factoring che al 31 dicembre 2009 aveva già prodotto circa 1.400.000 di competenze in favore della banca», dice il legale Campli, «poi strappare la rinuncia agli interessi che la banca richiedeva al tasso bancario di mercato e con decorrenza 2006. Infine il grande traguardo è stato ottenere anche la rateazione in 8 anni del debito residuo in sola sorte capitale ottenendo, così, in pratica, un rifinanziamento del debito a tasso zero, evitando il probabile default del Comune».
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