Accusata di tentato omicidio, revoca in aula il mandato al legale

22 Novembre 2019

Colpo di scena in tribunale: dopo la caduta in casa e l’investimento subìto fuori del palazzo di giustizia salta per la terza volta l’interrogatorio della donna accusata di voler uccidere il marito insieme al figlio

PESCARA. Colpo di scena nel processo a carico di madre e figlio, Daniela Lo Russo e Michele Gruosso, accusati del tentato omicidio del secondo marito dell'imputata, l'imprenditore di Spoltore Antonio Di Tommaso, al quale avrebbero somministrato nel tempo dosi di Coumadin, un potente farmaco che impedisce la coagulazione del sangue. Ieri, dopo due udienze andate a vuoto, i due dovevano presentarsi per essere interrogati dal pm Rosangela Di Stefano. Questa volta si è presentata però soltanto la Lo Russo (nelle due volte precedenti era stata costretta a ricoveri in ospedale prima per una caduta in casa, poi per un investimento subìto lo stesso giorno dell'udienza in tribunale) che, a sorpresa, ha annunciato la revoca del mandato al suo legale di fiducia.
E' stato proprio quest'ultimo, l'avvocato Fabio Abruzzese, a riferirlo al collegio, dichiarando che anche lui rinunciava al mandato perché la sua cliente gli aveva appena comunicato che non si sentiva ben assistita e non era contenta della sua difesa. Il legale ha poi messo a conoscenza il tribunale dell'assenza di Gruosso, che continua ad assistere: «E' impegnato fuori Pescara per problemi di lavoro». Ma il collegio, dopo aver nominato un difensore d'ufficio per Daniela Lo Russo, l'avvocato Domenico Gianluca Travaglini che ha chiesto e ottenuto i termini a difesa per poter studiare il fascicolo, ha deciso invece di andare avanti per Gruosso, assente ingiustificato.
Così il pm ha ottenuto di far acquisire al collegio le dichiarazioni che l'uomo rese al gip il 27 luglio del 2016. Dichiarazioni che avrebbero peraltro reso incompatibile la posizione dell'avvocato Abruzzese, in quanto l'imputato rese un interrogatorio nel quale spostava, diciamo così, la maggior parte delle responsabilità in capo alla madre di quanto accaduto. Gruosso avrebbe riferito al gip che tentò di rinviare, fino a quando gli fu possibile, le pressanti richieste che gli arrivavano dalla madre. Soprattutto in relazione all'aggressione subìta dal convivente della madre. E qui si innesca la posizione degli altri due coimputati: Marco Faggion e il colombiano Zabala Mosquera. Il primo considerato l'intermediario che avrebbe fatto conoscere a Grousso il colombiano che avrebbe dovuto aggredire Di Tommaso. Una aggressione (che non sarebbe andata a buon fine per l'inattesa reazione della vittima) che avrebbe dovuto procurare alla vittima delle lesioni interne che, combinate con l'assunzione forzata del Coumadin, avrebbero portato alla morte Di Tommaso per emorragia. Una sorta di delitto perfetto. Grousso nell'interrogatorio avrebbe sostenuto che quella doveva essere soltanto un episodio per mettere paura alla vittima, niente altro. E si sarebbe prestato a organizzarlo per accontentare le richieste della madre. Una difesa che stride con quanto dichiarato dalla vittima in aula e quanto sostenuto dai testi dell'accusa. Bisognerà ora vedere quanto l'acquisizione di quel verbale di Gruosso potrà incidere sulla sua posizione. Antonio Di Tommaso venne "salvato" dai carabinieri che, dopo quell'aggressione sospetta, iniziarono delle indagini con intercettazioni telefoniche che avrebbero incastrato madre e figlio. Intuito quale poteva essere il loro obiettivo, i militari si recarono in ospedale dove Di Tommaso venne ricoverato più volte e riferirono i loro sospetti ai medici sulla scorta delle indagini che accertarono documentalmente (con riprese fotografiche), l'acquisto di Coumadin in farmacia da parte di Gruosso. Il processo riprenderà il 15 gennaio prossimo.