Acqua, l’emergenza si aggrava Individuate 11 zone più a rischio

L’Aca teme un aumento dei consumi per l’arrivo di turisti sulla costa. Previste chiusure pomeridiane Palazzetti e scuole diventeranno punti di rifornimento, ma i sindaci devono fornire gli indirizzi
PESCARA. Sono i comuni della costa a soffrire di più per la carenza di acqua. E nei prossimi giorni l’emergenza potrebbe aggravarsi: i disagi, già pesanti per molte famiglie e attività, potrebbero aumentare tra il week end di Ferragosto e la prossima settimana, quando il consumo di acqua - che non c’è - potrebbe lievitare in maniera consistente, essendo previsto un aumento del flusso di turisti nella zona costiera. L’Azienda consortile acquedottistica, che proprio in queste ore sta definendo le chiusure dei serbatoi da attuare la prossima settimana (ormai si prosegue così da giugno), ha realizzato (e pubblicato on line) una cartina per indicare le zone più a rischio. Mettendo insieme i dati acquisiti fino ad oggi, relativi alle zone dove è stato necessario intervenire per mancanza di acqua, e le previsioni di interruzione dell’erogazione per i prossimi giorni, l’Aca ha individuato 11 aree critiche. E sono: la zona costiera di Pescara con le aree limitrofe, che è quella messa peggio in assoluto, Valle furci alta, la litoranea di Montesilvano e dintorni e poi, sempre a Montesilvano, l’alta Vestina e i dintorni (nonostante in città non siano state effettuate chiusure dei serbatoi, dall’Aca), la zona del castello di Spoltore, il centro storico di Città Sant’Angelo e Piano della Cona, contrada Nora di Pianella, la zona costiera di Francavilla con le aree vicine, e ancora – continuando sulla costa, a nord – anche Silvi, per poi completare il quadro con Chieti, all’interno. Undici zone dove l’Aca è stata chiamata a fare delle verifiche e dove manca l’acqua o si verificano abbassamenti di pressione nelle ore di maggior consumo. Nella mappa dell’emergenza idrica sono indicate anche le chiusure notturne, che interessano quasi una trentina di comuni del pescarese e sono diventate una costante per molti centri, e sono state inserite anche le chiusure pomeridiane, che riguarderanno Penne e Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, più Atri.
Per far fronte ai problemi che rischiano di espandersi a macchia d’olio, l’Aca ha incontrato due giorni fa i rappresentati dei Comuni più coinvolti. Il presidente Giovanna Brandelli ha riunito attorno ad un tavolo i sindaci (o delegati) di Pescara, Città Sant’Angelo, Montesilvano, Francavilla al Mare, Silvi e Chieti, per coinvolgerli nella gestione dell’emergenza. Oltre ad assicurare (da luglio) il servizio di riempimento delle autoclavi con le autobotti, l’Aca intende rifornire anche le autoclavi dei palazzetti dello sport e delle scuole di questi comuni, per consentire ai cittadini che non sono senz’acqua e non hanno l’autoclave di attingere lì. «Abbiamo chiesto ai Comuni», spiega Brandelli, «di indicarci gli indirizzi delle utenze che noi andremo a ricaricare. Sempre i Comuni dovranno attivare la protezione civile che dovrà presidiare questi punti per garantire la ridistribuzione dell’acqua, consentendo ai cittadini di rifornirsi, evitando che si creino assembramenti». È un servizio che l’Aca ha deciso di organizzare «in via preventiva, in vista dell’emergenza» che potrebbe manifestarsi in maniera ancora più grave nei prossimi giorni perché «temiamo un aumento del fabbisogno, con l’arrivo dei turisti, considerato che sulla zona costiera ci sarà un boom di presenze, tra il fine settimana e la prossima settimana. Ora», prosegue Brandelli, «siamo in attesa che i Comuni ci diano le coordinate, e in alcuni casi la risposta è già arrivata. Oltre ai punti di ricarica, abbiamo chiesto di indicarci anche quali sono le Rsa che vanno rifornite di acqua, e questo è un segno di attenzione per gli anziani», fa notare Brandelli.
Un aumento del fabbisogno di acqua c’è già stato per via «del caldo, dell’umidità e dell’arrivo dei turisti». Ma la costa, dove il flusso di turisti si fa sentire, «è anche la zona più critica perché è il terminale dei flussi di distribuzione». Nei giorni scorsi, con un intervento a Bussi, è stata aumentata l’immissione in rete di 60 litri al secondo ma è troppo poco perché per coprire il fabbisogno mancano 400 litri al secondo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

