Acquistati i vaccini contro l’influenza

9 Settembre 2020

Arrivano 124mila dosi fornite da un’azienda farmaceutica dell’Aquilano Si parte dal primo ottobre. Ma è la metà del fabbisogno: ne serve il doppio

PESCARA. L’Abruzzo dà una mano all’Abruzzo. E lo fa sul filo di lana. Ha sede all’Aquila l’unica impresa farmaceutica italiana che ha risposto all’appello dell’Aric, l’Agenzia regionale di informatica e committenza, impegnata in una vera e propria corsa contro il tempo per l’acquisto di una quantità considerevole di dosi di vaccino anti-influenzale del tipo tetravalente. Le dosi in arrivo sono 124mila, esattamente la metà del fabbisogno. Ma è già molto considerando il forte ritardo dovuto all’accaparramento del vaccino da parte di altre regioni e al poco tempo rimasto a disposizione dell’Abruzzo per avviare la campagna di vaccinazioni con un mese di anticipo rispetto agli anni passati, come ha deciso il ministero della Salute. Così dal primo ottobre un abruzzese su dieci potrà immunizzarsi contro l’influenza grazie alle dosi acquistate che saranno somministrate gratuitamente alle categorie a rischio. Significa molto considerando soprattutto che questo tipo di profilassi, per gli esperti, aiuta a difendersi anche dal Covid.
LE TAPPE. La determina firmata della dirigente Aric, Lucia Del Grosso, che ha indetto l’appalto è datata 7 agosto. Una gara che ha dovuto imboccare una corsia preferenziale per recuperare il tempo perso dopo che il primo tentativo d’acquisto di questo tipo di vaccino è andato a vuoto perché nessuna ditta si era fatta avanti.
“Sistema dinamico di acquisizione della pubblica amministrazione”: tecnicamente si chiama così l’appalto bis con i tempi contingentati, per l’affidamento della fornitura del “vaccino influenzale tetravalente virus split (frammentato) inattivato”. L’Aric si è premurata di soddisfare le Asl sia della Regione Abruzzo sia del Molise, con un bando relativo a un unico macro-lotto di 248mila dosi, per un valore complessivo a base d’asta di 1.463.200 euro, Iva esclusa, riferito all’intera durata contrattuale di 12 mesi, da aggiudicarsi secondo il criterio del minor prezzo. Questo era l’obiettivo.
IL METODO. Il 31 agosto è scaduto il termine della gara. Il 2 settembre la dirigente Del Grosso ha firmato la seconda determina, quella di affidamento. Nell’atto si legge che «data la particolare difficoltà riscontrata per l’approvvigionamento dovuta all’attuale imprevedibile situazione di emergenza sanitaria nazionale da Covid 19 e dato l’interesse pubblico che le prestazioni oggetto di gara sono destinate a soddisfare, si è chiesto agli operatori economici di presentare in sede di partecipazione alla gara un’apposita dichiarazione nella quale viene specificato il quantitativo che è in grado di offrire subito».
PER ORA LA METÀ. Per accelerare i tempi infatti il responsabile del procedimento, Luigi Galassi, ha lanciato un «confronto concorrenziale», trasmettendo l’invito a tutti gli operatori economici abilitati.
Ma nel termine di scadenza per la presentazione delle offerte, fissato alle ore 13 del 31 agosto, è arrivata solo l’offerta della Sanofi spa, che ha dichiarato di rendere disponibile il vaccino tetravalente nella misura massima del 50% del fabbisogno richiesto, vale a dire le 124.000 dosi, per un importo complessivo di 713.000 euro, pari alla metà della base d’asta, calcolato moltiplicando il prezzo unitario offerto di 5,75 euro per il quantitativo dichiarato disponibile. In Italia, la Sanofi è considerata una delle principali realtà industriali del settore farmaceutico con un fatturato di circa 1,4 miliardi di euro nel 2019, oltre 2.000 persone tra dipendenti e collaboratori e investimenti nel comparto industriale che nel 2019 hanno superato i 37 milioni di euro. Questa impresa è legata all’Abruzzo perché, oltre agli uffici di Milano e Roma, ha quattro stabilimenti produttivi ad Anagni (Frosinone), Origgio (Varese), Brindisi e Scoppito dell’Aquila.
SECONDO ROUND. Ma il quantitativo di dosi in arrivo non basterà a soddisfare l’intero fabbisogno regionale di questo specifico tipo di vaccino che è il più richiesto perché copre una vasta platea di soggetti.
Alle varie Asl che materialmente dovranno distribuirlo o somministrarlo ne occorre esattamente il doppio di quello per ora acquistato. All’Aquila infatti servono 41mila dosi, a Pescara 46mila, a Chieti 58mila e a Teramo 43 mila.
È come avere un bicchiere ancora mezzo pieno. E c’è poco tempo per riempirlo tutto.
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