Adamoli: «Nuovi sondaggi ingiustificati e pericolosi»

Il geologo ritenuto massimo conoscitore del massiccio boccia il piano di Caputi: «Di carotaggi ne sono stati fatti 132 in 21 anni, abbiamo una grande mole di dati»
TERAMO. Nessuno conosce meglio di lui la storia geologica del Gran Sasso e nessuno più di lui ha studiato le modificazioni dell’acquifero conseguenti alla costruzione del traforo. Il geologo teramano Leo Adamoli, già responsabile della sezione di Geologia ambientale della Società geologica italiana, risponde alle domande del Centro sulle ultime, controverse vicende che riguardano il traforo e le captazioni. La sintesi del suo discorso è chiara: nuovi sondaggi non servono, perché ne sono stati fatti tanti in passato, anzi sono potenzialmente dannosi; per mettere in sicurezza l’acquifero, qualcosa si può comunque fare: va migliorato il sistema di drenaggio esistente.
Adamoli, cosa vuole fare secondo lei il commissario straordinario Caputi nel ventre del Gran Sasso?
«Appare utile innanzitutto ricordare che l’idrostruttura carbonatica del Gran Sasso alimenta ben tre sistemi acquedottistici e quindi non solo la Ruzzo Reti nel Teramano e la Gsa nell’Aquilano, ma anche l’Aca nel Pescarese attraverso la sorgente della Vitella d’oro. Ebbene, è opportuno sottolineare che il commissario straordinario è stato nominato per la completa messa in sicurezza dell’acquifero carbonatico del Gran Sasso. La proposta di Italferr (la società pubblica incaricata da Caputi, ndr), ovvero eseguire una campagna di indagini geognostiche nell’ambito del progetto di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, consiste nella realizzazione di nuove perforazioni a carotaggio continuo, ovvero 15 sondaggi geognostici di lunghezza massima di circa 50 metri interni alla galleria e sei sondaggi all’esterno di lunghezza massima di circa 320 metri».
E lei cosa pensa di questa proposta?
«A me appare non solo ingiustificata, vista la notevolissima mole di dati geologici e idrogeologici già acquisiti a partire dall’inizio delle operazioni di scavo delle gallerie autostradali (dal 1970 al 1991 sono stati eseguiti ben 132 sondaggi a carotaggio continuo per complessivi 22.300 metri lineari), ma anche potenzialmente pericolosa. Non si può escludere, infatti, sia un possibile ulteriore impatto sull’assetto idrogeologico dell’acquifero del Gran Sasso, già ampiamente stravolto, sia l’eventualità, molto probabile, che durante l’esecuzione dei sondaggi possano verificarsi variazioni della qualità delle acque (cioè fenomeni di intorbidamento), con tutte le conseguenze del caso».
Insomma, per dirla terra terra: lì sotto bisogna andarci molto cauti.
«Certo. La notevole complessità dell’assetto del settore centrale del massiccio carbonatico del Gran Sasso, legata alla sua lunga e complessa storia geologica, e i condizionamenti da essa imposti alla circolazione idrica sotterranea proprio nel settore centrale dell’idrostruttura, interessata dalle gallerie autostradali e dal laboratorio dell’Infn, pone obiettive difficoltà di previsione degli impatti e suggerisce di continuare a utilizzare, a fini idropotabili, il sistema di drenaggio esistente, che venne realizzato a suo tempo per mettere in sicurezza le gallerie durante i lavori di scavo e non certo concepito per una captazione idropotabile».
Questo vuol dire che per la messa in sicurezza dell’acqua non si può realizzare niente di nuovo?
«Non proprio. I possibili interventi strutturali necessari per la messa in sicurezza dell’acquifero appaiono quelli proposti nel 2018 dal professor Roberto Guercio, e accettati dall’allora “Commissione Tecnica per la Gestione del Rischio nel sistema idrico del Gran Sasso” nel giugno 2018: impermeabilizzazione dei Laboratori (cunicoli e sale), con la precisazione che i precedenti lavori commissariali hanno riguardato solo le sale principali e la galleria di collegamento; sostituzione della rete di scolo delle acque di piattaforma delle gallerie con condotte in ghisa sferoidale e predisposizione di vasche di contenimento di adeguato volume all’uscita delle gallerie; impermeabilizzazione pavimentale sotto il sistema di raccolta delle acque di piattaforma con membrana polimerica di impermeabilizzazione; integrazione, all’interno del sistema di drenaggio esistente, di un sistema di condotte in acciaio inox destinato ad assicurare il convogliamento in pressione dell’acqua captata al contorno delle gallerie autostradali, previo rifacimento della tubazione in pvc di collegamento trasversale».
In sostanza: migliorare e rafforzare l’esistente.
«Esatto. Per poter sviluppare un intervento di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso che non determini effetti negativi sulla dotazione idropotabile e sulle qualità delle acque di falda, la soluzione progettuale più opportuna appare quella di utilizzare il sistema di drenaggio esistente effettuando la sostituzione delle tubazioni esistenti, interventi di impermeabilizzazione delle gallerie autostradali e del Laboratorio Infn, ed eventualmente realizzando sistemi di potabilizzazione che sarebbero utili sia durante la fase dei lavori che in futuro, in caso di necessità».

