Addio a Ceccherini Muore a 102 anni l’ultimo partigiano

Presidente onorario dell’Anpi Pescara, lottò contro i tedeschi Il figlio Aldo: era orgoglioso di aver aiutato la nostra nazione
PESCARA. Pescara perde il suo ultimo partigiano, Adolfo Ceccherini, una delle pochissime figure della Resistenza contemporanea che fino a poche settimane fa a 102 anni ancora raccontava con lucidità e ricchezza di particolari le sue imprese al servizio della nazione tra mesi vissuti alla macchia e informazioni passate in segreto agli Alleati dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Adolfo Ceccherini, presidente onorario del comitato provinciale “Ettore Troilo” dell’Anpi di Pescara, è morto in casa sabato sera, circondato dall’affetto della sua bella e numerosa famiglia che è rimasta con lui fino alla fine: la moglie Annamaria di 89 anni, gli amati figli Aldo, che custodisce le sue memorie, e Lidia, con il genero Franco, la nuora Marina e i nipoti Luca, Simone, Giuseppe e Andrea. «Nelle ultime 48 ore ha chiuso gli occhi un po’ alla volta, come una candela che lentamente si spegne», è la metafora scelta dal figlio Aldo per raccontare la fine di un’epoca segnata dalla lotta e dai sacrifici per costruire le fondamenta dell’Italia unita e libera dal nazifascismo. «Papà ha avuto una bella vita», prosegue Aldo, «da giovane ha aiutato la nostra nazione e ne andava orgoglioso. Raccontava a tutti le sue imprese, come quando a Civitaquana con gli amici partigiani catturò un gerarca fascista italiano che li implorava di non ammazzarlo mentre lo portavano in questura a Pescara».
Aveva compiuto 102 anni da meno di un mese: nato a Pescara il 23 novembre 1921, era rimasto orfano di padre e da adolescente si era arruolato in Marina a Roma, seguendo le orme del papà. Entrò nei servizi segreti della Marina per poi tornare in città nel 1943 e raggiungere la madre e le sorelle sfollate a Collecorvino dopo i bombardamenti. «Trovai la città avvolta dal filo spinato, con le case distrutte e le bombe inesplose», raccontò in una vecchia intervista in occasione della festa della Liberazione, «mi trovai di fronte a una scelta: o con i tedeschi o con gli alleati. È stato allora che maturai la mia coscienza politica. Iniziai a vivere alla macchia da partigiano combattente, dormendo ogni notte in un posto diverso, con l’aiuto dei contadini e portando con me una pistola che mi aveva dato il farmacista di Collecorvino. Giravo in incognito e passavo le informazioni alle truppe alleate».
Fu inquadrato nella formazione partigiana Pescara Nord, guidata da Ezio Di Clemente. Dopo la guerra diventò prima maestro elementare a Roccacaramanico e infine, dal 1956 al 1986, assicuratore. Un suo collega era il senatore Nevio Felicetti ed era amico del fratello del medico di Togliatti, Mario Spallone. Anche l’Anpi di Pescara si stringe al dolore della famiglia. «La triste notizia ci ha lasciati sgomenti e senza parole: con lui se ne va l’ultimo testimone diretto della Resistenza nella provincia di Pescara e un pezzo importante della nostra storia», dice la presidente della sezione Anpi “Banda partigiana Paloscia” di Spoltore Simona Novacco. «In questo momento difficile l’Anpi Pescara si stringe intorno alla famiglia Ceccherini con la promessa di portare avanti gli ideali e i principi che spinsero Adolfo a diventare partigiano e a combattere contro il nazifascismo: faremo del nostro meglio per essere degni eredi di questo patrimonio spirituale e morale. Che la terra ti sia lieve, partigiano».
Questa mattina, alle ore 10 nella chiesa di Sant’Antonio, si terranno i funerali per l’ultimo saluto ad Adolfo Ceccherini.
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