Addio a De Iorio, fondatore di Psichiatria

Aveva 77 anni: nell’era Fabbrocino diede vita al dipartimento di salute mentale diventato negli anni un punto di riferimento
PESCARA. Non solo ha fondato il reparto di Psichiatria dell’ospedale di Pescara, il 12 gennaio del 1987, ma è anche stato il primario più longevo del Dipartimento di salute mentale. E ha anche ricoperto l’incarico di presidente della sezione regionale di Società italiana di psichiatria (Abruzzo e Molise), oltre ad essere uno dei probiviri della stessa Società a livello nazionale. Ha lasciato una traccia indelebile Pierluigi De Iorio, morto a 77 anni, nove anni dopo essere andato in pensione. Aveva studiato a Siena, lavorato al manicomio di Teramo, quindi a Chieti e a Pescara, dove la Asl, all’epoca del manager di Antonino Fabbrocino, ha creduto e puntato molto sul Dipartimento di salute mentale, come sottolinea Vittorio Di Michele, responsabile del Centro di salute mentale di Penne, che ha cominciato la sua carriera proprio con De Iorio, a Pescara, nel 1993, e con lui si è formato. Ieri, i funerali nella chiesa di via Cavour.
Parlando dell’ex primario di Psichiatria, Di Michele ricorda quando lo ha sentito parlare in pubblico a dicembre, nel corso di un convegno, e in quella occasione «ha raccontato la sua storia, spiegando di essere nato, professionalmente, come neurologo e poi di essersi dedicato alla psichiatria, con un approccio scientifico, sulla base neurobiologica delle malattie. Ricordo», prosegue Di Michele, «che quando venni a lavorare con lui chiese e ottenne di acquistare la macchina per la terapia elettroconvulsivante, che io utilizzavo. Insomma, ci ha creduto, e grazie a questa scelta eravamo l’unica struttura pubblica del centro sud con una macchina del genere, peraltro di ultima generazione, una delle migliori. È stato un precursore, in questo campo», dice sempre Di Michele. «L’impulso maggiore c’è stato alla fine degli anni ’90, con il manager Fabbrocino, quando ci fu un potenziamento del Dipartimento con diverse assunzioni e due Centri di salute mentale al posto di uno. Quasi tutti coloro che oggi sono nel Dipartimento sono entrati con lui, anche psicologi e tecnici della riabilitazione e tutti hanno un bel ricordo». Dell’ex primario, che lascia i figli Valerio e Fabio, resta anche un’immagine personale senza sbavature. «È stato un esempio di signorilità, educazione, buon gusto e garbo. Era una persona cordiale, corretta, accondiscendente, da lui non arrivava mai una parola fuori posto, non ha mai avuto un atteggiamento radicale».
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