Addio a Di Giacomo l’imprenditore “sindaco” del rione

27 Dicembre 2020

Tante battaglie per il quartiere e una maxi vincita al Totogol È morto il giorno di Natale a 90 anni, nel reparto Covid

PESCARA. Raccontava in famiglia di aver cenato con re Baldovino del Belgio quando era in giro a promuovere i suoi marmi. Era appassionato di gioco e con un sistema al Totogol, alcuni decenni fa, vinse 240milioni di lire che condivise con gli amici del bar Pomponio, zona D'Avalos dove è vissuto tutta la vita, che investirono su una quota. A seguito di questa vittoria, si autoproclamò orgogliosamente “mago di Tobruk”. E quando battagliò per la sistemazione delle fogne di via Spaventa, l’allora primo cittadino Luciano D'Alfonso lo nominò “sindaco” del quartiere affinché vigilasse sui cantieri. Un malore improvviso ha stroncato la vita di Francesco Di Giacomo, per tutti “Cecchino”, 90 anni compiuti il 4 agosto scorso. È morto nel giorno di Natale, alle 15,30, al Covid hospital dove era stato trasportato il giorno prima quando le sue condizioni di salute erano precipitate. I funerali si svolgeranno domani alle 11 nella chiesa del Gesù Risorto di via Guelfi. Lascia i figli Remo, 71anni; Franco, 57 anni, amministratore della Di Giacomo marmi, di via Nazionale a Francavilla, insieme al fratello Romolo, 63 anni; i nipoti Francesco, Alessandro, Stefano, Matteo, Simone e Lorenzo, le sorelle (lui era primo di 7 figli) Antonietta, Anna e Giuseppina, le nuore Roberta e Daniela. La moglie, Giovanna Piscione, è scomparsa il 6 gennaio di 4 anni fa.
Di Giacomo è stato imprenditore del marmo nell’azienda di famiglia fondata da papà Romolo, ma ha svolto tanti altri mestieri, accompagnati da mille passioni. «Era una persona speciale, papà, un vincente», racconta il figlio Franco, «un uomo che amava le sfide. Si era fatto da solo. A 15 anni iniziò a lavorare nell’azienda del nonno per un periodo trasferita in via D'Avalos. Nel quartiere era un personaggio, ha vissuto la guerra, ha sofferto, aveva estro e intelligenza. Non gli interessava il denaro, vinse 240milioni al Totogol con un sistema elaborato, per giorni interi senza mangiare né dormire, con i suoi tre computer e incollando fogli di quaderno. Si presentò in ricevitoria con 14 kg di schedine. Festeggiò la vittoria con i tanti pescaresi che aveva fatto vincere, dopo la quale si attribuì il nomignolo di mago di Tobruk, mai capito perché. In tanti gli hanno voluto bene». La sua vita «era tutta una battaglia», ricorda Franco, «D'Alfonso lo nominò sindaco di via Spaventa quando lui si infervorò con gli operai che secondo lui sbagliavano i rifacimenti delle fogne. Ci raccontava sempre che aveva cenato con re Baldovino quando promuoveva i suoi marmi tra il Belgio e Cinisello Balsamo, negli anni ’50. Fabbricò anche un prototipo di macchina per incidere il granito».
L'altra grande passione di Cecchino erano i liquori di genziana realizzati col Montepulciano rosso. Cordoglio per la morte dell'imprenditore del marmo è stata espresso da Piernicola Teodoro che ricorda i trascorsi politici insieme, nell'ex circoscrizione di San Donato. La salma riposerà nel cimitero di San Silvestro.
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