Addio a Di Tizio, barista d’altri tempi

Lo storico titolare del bar del Sole, in viale Kennedy, aveva 87 anni. Oggi alle 15.30 i funerali nella chiesa di Sant’Antonio
PESCARA. È morto Gino Di Tizio, storico titolare del bar del Sole di viale Kennedy. Aveva 87 anni ed era originario di Ortona, dov'era nato il 5 marzo 1936.
Nel maggio scorso si era rotto un femore e da quel momento ha avuto una serie di complicanze di salute che non gli hanno lasciato scampo. È deceduto all'ospedale di Pescara la notte scorsa intorno alle 2. Lascia il figlio Carmine, la nuora Monica e il nipote Lorenzo, 18 anni.
La moglie, Elvira Nisi, pescarese, è scomparsa sei anni fa e nel 2008 aveva perso anche la primogenita, Anna.
La camera ardente è stata allestita nell'obitorio dell'ospedale e oggi alle 15.30 si terranno i funerali nella chiesa di Sant'Antonio in viale Sabucchi, a due passi dalla sua abitazione.
«Papà era una persona che amava il suo lavoro, al bar si presentava sempre con giacca e farfallino d'inverno e gilet d'estate», racconta il figlio Carmine, 51 anni, che porta avanti l'attività di famiglia con la moglie Monica.
«Abitava sopra al bar», prosegue il figlio Carmine, «ogni mattina alle 5 alzava le serrande e vi restava fino a sera. Quando è andato in pensione, qualche anno fa, si rammaricava di non poter dare il suo contributo di idee, non avrebbe mai lasciato il lavoro perché stava bene in salute prima della rottura del femore».
«Negli ultimi anni», ricorda ancora il figlio Carmine, «scendeva presto, faceva colazione e andava al mare».
Di Tizio a 18 anni era emigrato in Venezuela, a Calabozo, dove aveva lavorato sodo per aprire un albergo. Rientrato in Italia, all'inizio degli anni Sessanta apre il ristorante Barracuda (in seguito chiamato Apollo 12 con altra gestione) a Francavilla, frequentato da vip come Claudia Cardinale.
Nel 1964 conosce Elvira, si sposano e nasce Anna che morirà 41 anni dopo. Nel frattempo, nel 1965, 58 anni fa, Di Tizio rileva in viale Kennedy il bar del Sole e non gli cambierà mai quel nome che sapeva di rinascita.
«Per un annetto papà e mamma tengono aperti il Barracuda e il bar del Sole, poi con la nascita di mia sorella decidono di chiudere il ristorante di Francavilla all'epoca piena di locali e vita mondana», rivela Carmine che di suo padre sottolinea il carattere «tranquillo, sempre sorridente e propositivo. Era discreto, disponibile con tutti, rispettoso. Si dedicava alla famiglia e nel lavoro cercava sempre di essere innovativo. Nei suoi locali sono passati generazioni di pescaresi che spero non lo dimenticheranno». Tanti i commenti sui social per esprimere l'affetto di coloro che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.

