Addio a Filippo Buta Fondò un impero della biancheria

Aveva 70 anni, creò la società a Villanova di Cepagatti I funerali oggi a Stella Maris. I figli: «Un esempio di vita»
PESCARA. È morto Filippo Buta, il re dei corredi. Pescarese, di origini siciliane, aveva 70 anni e da tempo combatteva contro le insidie di una malattia degenerativa che l’aveva colpito una ventina di anni fa.
Negli ultimi tempi la situazione è precipitata, qualche giorno fa il ricovero nell’ospedale Pierangeli dove si è spento ieri mattina intorno alle 9. Lascia la moglie Adele Di Brigida, i figli Daniele, Monia e Christian, le nuore Claudia e Sabrina, il genero Massimo, i tre amatissimi nipotini Carlotta, Ludovica e Luca e un altro baby in arrivo. La camera ardente è stata allestita nell’abitazione di famiglia. I funerali si svolgeranno oggi alle 15 nella chiesa Stella Maris di via Scarfoglio. La salma sarà tumulata nel cimitero di San Silvestro.
«Nostro padre è stato uno straordinario esempio di vita», ripercorrono i figli che non hanno seguito le sue orme professionali, ma nella carriera hanno sempre tenuto conto dei i suoi consigli, «ci ha insegnato a non mollare mai, era un uomo altruista e carismatico, vitale e talentuoso, ha sempre aiutato tutti».
Nato a Messina, negli anni Settanta Filippo Buta era arrivato a Pescara con i fratelli Santo, Letterio detto “Lillo” (che non c’è più) e Giovanni, e a Villanova di Cepagatti aveva fondato il suo impero della biancheria con uno stuolo di agenti sparsi in tutta Italia.
Non c’è casa della Val Pescara che non abbia un lenzuolo, una coperta o una tovaglia firmata Buta. Imprenditore di successo, non si è mai arreso neppure quando all’età di 50 anni lo ha colpito la malattia che ha combattuto «con la forza di un leone. Era caparbio, il male lo ha messo a dura prova, gli ha dato filo da torcere ma mio suocero non si è mai arreso. Era un vincente, nella vita e nel lavoro, con un cuore grande», racconta orgogliosa la nuora Claudia, futura mamma rammaricata di «non essere riuscita a fargli conoscere il mio bimbo che, se sarà maschio, si chiamerà Filippo come lui». Claudia, architetto originario di Taranto, sottolinea anche «l’immensa forza d’animo della suocera Adele che si è preso cura di Filippo con amore e dedizione in tutti questi anni difficili». La figlia Monia, docente di Diritto commerciale alla D’Annunzio, sottolinea «il grande vuoto che ora avvertiamo, ma andremo avanti forti della sua eredità morale, della sua forza coinvolgente».
«Spirito energico e tanta voglia di vivere», così lo ricorda l’altra nuora, Sabrina Marinucci, attrice della fiction Centovetrine. Buta, una decina di anni fa, aveva lasciato le redini dell’azienda, per potersi concentrare sulla sua salute. Daniele e Christian: «Che sogni aveva? Nostro padre ha vissuto la vita che ha voluto».

