Addio a Giovanna, 44 anni «Guerriera fino alla fine»

La giovane mamma si è spenta dopo un lungo braccio di ferro con la malattia Le sorelle: un vulcano di energia positiva. Il marito: con te 31 anni di incantesimo
PESCARA. Era la vita, Giovanna. Amava il bello, la moda, i viaggi intorno al mondo. Solare, frizzante, sorridente, elegante. Glamour. «Era la nostra guerriera, un vulcano di energia positiva» così, la sorella Francesca.
E come una guerriera, Giovanna Perconti, 44 anni, pescarese (di recente si era trasferita a Milano) ha combattuto la sua ultima battaglia, caparbia e appassionata, contro quel mostro che era tornato dopo quattro anni di silenzio e l'ha vinta. L'ultimo Natale trascorso in famiglia, a dicembre. Poi due mesi di coma e la morte, sabato scorso, in una struttura del Paolo VI a Bolognano.
Lascia, dilaniati da dolore, il marito Venanzio Giacomelli, la figlia quattordicenne Sheryl, i genitori Irma e Pino, le sorelle Raffaella e Francesca, i suoceri Francesco e Lina, la nonna Maria, la zia Annarita, la cognata Valentina, i tanti nipotini. I funerali si svolgeranno oggi alle 15 a San Pietro apostolo (chiesa del mare). La salma riposerà nel cimitero di Cugnoli, paese natale della famiglia. Quattro anni fa il malore, la scoperta di un male terribile, le cure, la rinascita. Nel frattempo la sua vita è stata un vortice di passioni scintillanti, come la moda. Con le sorelle e la zia Annarita ha persino fondato una piccola maison. Viveva a Pescara, dove era conosciutissima, circondata dagli amici più cari.
Su di lei riflettori accesi, ma sempre riservata protagonista. A settembre si era trasferita con la famiglia a Milano, per inseguire nuovi sogni, sempre piena di idee: «Li ha realizzati tutti i progetti che aveva in testa», ricorda col cuore in gola, Francesca, che si occupa di comunicazione nelle case di moda italiane, «aveva un gioia di vivere immensa e sempre una parola di conforto e dolcezza per tutti, la sua esistenza ha reso migliori noi tutti. Dopo la scoperta del male e la guarigione, ha messo il piede sull’acceleratore della vita. Voglio viverla appieno ogni giorno, ripeteva. Carattere luminoso, aveva un cuore grande e pieno di amore». A ottobre, la ricaduta. Il mostro è «tornato in maniera devastante, la divorava». Ed è in questo momento che Giovanna esprime un desiderio: trascorrere il Natale in famiglia. Combatte. E ce la fa. Mamma Irma, insegnante, e papà Pino, dipendente della Provincia in pensione, con Raffaella, Francesca e Sheryl, le preparano una sorpresa: un albero con le foto polaroid al posto delle palline. Quadretti familiari. A sera, al suo amatissimo Venanzio, 49 anni, dirà: «È stata una giornata perfetta». Durante la notte tra il 25 e il 26 dicembre, scivola dal sonno al coma. Per due mesi il marito capovolgerà il mondo per salvarla, cercherà medici, cure e terapie, in ogni angolo del globo.
Sui social lo sfogo che ti annienta: «Amore mio infinito, te ne stai andando via. Mi lasci da solo vivere su questa terra. Il mio cuore è dilaniato dal dolore. Abbiamo vissuto 31 anni sotto incantesimo. Nessuno immagina quanto siamo stati felici, lo nascondevamo, era solo nostro. Ti amo più di me stesso. Sei il sole, sei la vita». Sì, Giovanna era la vita.

