Addio a Giovanni Bosco re del vino Montepulciano

L’imprenditore è morto all’età di 85 anni, oggi i funerali nella basilica dei Colli Le sue cantine famose in tutto il mondo sono diventate un simbolo dell’Abruzzo
PESCARA. L’Abruzzo dice addio a Giovanni Bosco, 85 anni, pioniere della promozione e del commercio del Montepulciano nel mondo. L’imprenditore è venuto a mancare nella tarda serata di venerdì, a causa di un male incurabile che aveva scoperto la scorsa estate. Nato a Pescara il 6 maggio del 1933, Bosco è stato fra i primi a diffondere fuori dalla regione uno dei suoi simboli a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, coniugando ricerca della qualità e capacità commerciali, rapporti umani e attenzione alle innovazioni.
I funerali si svolgono oggi alle 15,30 nella basilica della Madonna dei sette dolori, a Pescara.
Quella di Giovanni Bosco è la storia di una tradizione tramandata di padre in figlio, ma soprattutto di una passione trasmessa di generazione in generazione. L’epopea di quelle che sono oggi le storiche cantine Bosco di Nocciano comincia infatti con un altro Giovanni, omonimo del nipote morto venerdì.
Giovanni senior fonda la prima cantina Bosco nel 1897, con i vitigni sui Colli Innamorati che all’epoca fanno parte del Comune di Castellamare Adriatico. Un territorio che, con lo sviluppo demografico e l’espansione edilizia di Pescara, diventa troppo piccolo per le ambizioni e le idee dei Bosco.
Così, con il passaggio da Giovanni a Nestore, e quindi a Giovanni junior, l’azienda si sposta a Nocciano, che diventa il cuore della produzione e la centrale operativa dell’impresa.
La grande intuizione del terzo Bosco, comunque sempre affiancato dal padre Nestore, è l’apertura all’estero.
Giovanni junior comincia dai legami con i ristoratori pescaresi trapiantati a Washington e a Caracas. Una bottiglia e una damigiana spedita negli Usa e in Venezuela, i primi viaggi e le prime autorizzazioni ministeriali iniziano a far girare i vini prodotti a Nocciano. Negli anni Sessanta l’Abruzzo è il suo vino sono però ancora lontani dalla ricerca della qualità, e il Montepulciano nell’immaginario collettivo è un “vinaccio” da cantina o poco più.
Ma Giovanni Bosco capisce che questi vitigni possono fare di più. Sono infatti anche gli anni in cui per il Montepulciano si prospetta la possibilità di un salto di qualità, con l’etichetta doc che arriva nel 1968. Le Cantine Bosco ci credono, e le loro sono le prime bottiglie di Montepulciano doc ad attraversare l’oceano e a farsi spazio nel mercato europeo.
Il vino abruzzese conquista il favore degli amanti del buon bere oltre i confini nazionali, anche perché l’azienda investe in innovazione, nicchie e tunnel sotterranei, grandi botti di rovere e piccole barriques.
I contatti con i vecchi emigrati si evolvono in una rete commerciale che si espande costantemente.
Le Cantine Bosco primeggiano nei territori dell’Ontario e in Québec, aprono un ufficio di rappresentanza anche a Tokyo, si affacciano sul mercato australiano e nelle Filippine, senza dimenticare importanti piazze europee, come in Svizzera o in Germania.
La passione assimilata dal padre e dal nonno viene trasmessa da Giovanni ai figli Nestore e Stefania, che oggi guidano l’impresa di famiglia: l’uno come enologo, l’altra con incarichi amministrativi.
Quello che ha sempre contraddistinto Giovanni Bosco nei rapporti di lavoro è stato quello spirito che lo aveva fatto diventare uno di casa un po’ ovunque dove vendeva il suo vino.
Era di quelli che ci sanno fare, insomma, ma anche, è il parere di chi lo conosceva, una persona di grande modestia, sempre restia ad apparire in prima fila, quasi schiva se si trattava di stare sotto le luci della ribalta.
Come quando doveva ricevere un premio da Remo Gaspari, allora ministro, ma in occasione della cerimonia fece salire sul palco il proprio cantiniere per ritirare il riconoscimento.
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