Addio a Luciano De Angelis Una vita per i suoi pazienti

23 Settembre 2021

Scompare a 89 anni il medico con la passione per lo sport e per la scrittura È stato tra i fondatori del Circolo Tennis Pescara e delle sciovie della Majella

PESCARA. È come se avesse vissuto tante vite. Perché Luciano De Angelis, morto a 89 anni, non era solo medico ma anche molto altro. Ed è stato lui stesso a raccontare, anche se solo con dei flash, alcune delle esperienze che hanno arricchito la sua esistenza: lo ha fatto in un blog (lucianodeangelis.it), un contenitore di riflessioni su attualità, narrativa, poesia e saggistica, un album di pensieri su vari temi. E on line continuano a scorrere le immagini di alcuni momenti per lui indimenticabili che oggi hanno un sapore diverso.
Era nato a L’Aquila, nel 1932, e viveva a Pescara dove ha esercitato la professione medica in via Carducci e a Villa del Fuoco, effettuando ecografie e elettrocardiogrammi. Era andato in pensione a settant’anni ma ha continuato a lavorare, con la passione, l’impegno e l’umanità di sempre, e fino «a due anni fa raggiungeva i pazienti a casa che avevano urgentemente bisogno del suo intervento», come racconta chi lo ha conosciuto e ieri ha voluto salutarlo per l’ultima volta a casa, in via Carducci, portando testimonianze e ricordi carichi di stima alla figlia Paola, al genero Stefano e ai nipoti Andrea Guido e Francesco.
Le foto di De Angelis che ruotano sul blog narrano del ruolo di prim’ordine che ha avuto nel Circolo Tennis Pescara di cui è stato, nel 1963, uno dei fondatori e che poi ha «presieduto a lungo, in epoche diverse». Si firmava Dedalus e con questo pseudonimo scriveva recensioni e articoli di critica letteraria. Come autore ha pubblicato quattro romanzi, sei raccolte di poesie, un saggio e una raccolta di filastrocche e ha partecipato a numerose letture pubbliche di poesie: tra gli appuntamenti che lo hanno visto sul palco quello del 2004, alla Brigham Young University di Provo, Utah (Usa), per dei reading, e con i suoi versi ha vinto i premi internazionali “Città di Penne” e “Giuseppe Sunseri”. «Da ragazzo», ha scritto di se stesso, «ero un discreto mezzofondista, per l’epoca, a livello regionale», e nella lunga carrellata delle tappe da ricordare per raccontarsi inseriva anche la fondazione, «con alcuni amici, nei primi anni ’60, della società “Sciovie di Cima Majelletta”, con la costruzione e gestione per oltre dieci anni, delle prime sciovie della Majella». Nel capitolo “passioni” inseriva «la medicina, la scrittura, la pittura e lo sport» e poi c’era Liliana, la moglie, «compagna di una lunga avventura». De Angelis è stato anche molto altro, ad esempio per l’impegno politico. «Ha fatto tante cose, tutte con dedizione e passione», ha raccontato la figlia Paola. «Diceva che da medico non ci si dimette mai» e in effetti per lui è stato così, e ha sempre mostrato «una grande fame di vita. Viveva pienamente e si dava agli altri» e d’altronde le testimonianze raccolte ieri da chi ha voluto rendergli omaggio vanno tutte in questa direzione, tra aneddoti e ricordi affettuosi. Qualcuno ha ricordato che «voleva la segretaria, nel suo studio, perché lui voleva guardare il paziente negli occhi, ascoltarlo, visitarlo come si deve. Si sentiva amico, quasi confessore dei suoi pazienti» e qualcun altro ha parlato della sua «gioia di vita, che trasmetteva a tutti: era un trascinatore, un entusiasta» e «per lui la sfida era continua per superare i limiti alla ricerca del meglio, per sé e per gli altri».