Addio a Malaspina, creò Nastro Azzurro

È morto a Roma all’età di 84 anni lo storico ristoratore del centro: il suo locale fu un punto di ritrovo
PESCARA. Era uno dei locali più “in” di Pescara. Non solo una birreria, non solo una pizzeria e neppure un semplice ristorante. La “Birreria Nastro Azzurro”, sotto ai portici di piazza Salotto, era tutto questo e anche di più. Il ricordo è vivo ancora oggi, tra i Pescaresi che hanno frequentato quegli spazi dagli anni 70 in poi, così come è vivo il ricordo di Ivano Malaspina, che aveva creato un locale diverso da tutti gli altri. Malaspina, che aveva 84 anni, è morto a Roma, dove si era trasferito da molti anni senza mai staccarsi dalla sua amatissima Pescara, la sua città, quella dove il padre Angelo aveva aperto Il Lido, un altro nome rimasto nella storia della città, e poi insieme avevano creato Il Gabbiano. Torna a quegli anni con la memoria uno degli figli, Emanuele (gli altri sono Emilio, Nicola e Alessandro). «La birreria», dice, «era un salotto dentro piazza Salotto, un ristorante innovativo che rimaneva aperto fino alle 2, le 3 di notte, e in cui si mangiava dalla pizza alle aragoste. Mio padre le faceva arrivare da Boston per gli imprenditori che si ritrovavano da lui all’ora di pranzo, proprio come se si incontrassero in un salotto. Era un ristoratore eclettico più che un ristoratore nel vero senso della parola, sempre alla ricerca di particolarità. Aveva la capacità di mettere insieme le persone, e lì dentro si incontravano le idee, nascevano degli scambi, non solo a livello locale. Aveva voluto creare un posto per gli amici e ciò che attirava i clienti era il clima che si respirava lì dentro».
Se «con gli amici era caciarone, con noi era molto severo e i camerieri, che ci crescevano, sapevano che dovevamo mangiare solo pasta al pomodoro o pizza ma ci viziavano con il semifreddo alla panna e al cioccolato». Tra gli amici Pescaresi c’è Enrico Saquella che sottolinea le capacità di Malaspina, avendo creato un «format nuovo, la birreria: un posto dove si cenava e ci si trovava dopo il teatro o il Festival Jazz. Lì si trovavano anche musicisti e politici, lì si è fatta la storia della città». Malaspina, che lascia la moglie Maria Vittoria, «era un uomo splendido, un intrattenitore, buono ma burbero, grande conoscitore del suo mestiere, sempre a proprio agio con i clienti». (f.bu.)

