Addio a Valloreo maestro del gelato nel suo bar Astoria

31 Gennaio 2019

Aveva 86 anni: nello storico locale a sei vetrine di via D’Annunzio lavorò dal 1949 al 2002. I ricordi del figlio. Oggi alle 15 i funerali

PESCARA. È una storia d’amore antica quella che per 52 anni ha legato il nome di Giuseppe Valloreo al gelato artigianale di Porta Nuova. Una storia fatta di zucchero, latte e aromi mescolati secondo la ricetta di una volta nei laboratori dell’American Gran bar Astoria per allietare il palato dei pescaresi che arrivavano in via D’Annunzio da tutte le parti della città per assaggiare l’inimitabile “Africano”, ossia il cono alla crema ricoperto di cioccolato, o le granite alla fragola e al limone preparate secondo la ricetta originale siciliana.
Una tradizione che si è chiusa definitivamente nella notte tra martedì e mercoledì, quando Giuseppe Valloreo si è spento a 86 anni, dopo una vita intera trascorsa dietro al bancone dello storico locale che ha gestito con la sua famiglia fino al 2002, anno in cui il bar Astoria ha chiuso i battenti.
Oggi alle ore 15, nella chiesa di San Luigi, poco lontano dalla casa in cui ha vissuto negli ultimi anni assieme alla figlia Cristina, ci saranno i funerali dell’ultimo maestro del gelato di Pescara A piangere la sua scomparsa il figlio Domenico, i familiari e gli amici che ancora conservano il ricordo delle prelibatezze che preparava nel suo bar di sei vetrine con l’insegna con il grattacielo americano, accanto all’Altrocinema, in quella Porta Nuova frenetica e desiderosa di rinascere dopo il periodo buio della guerra e dei bombardamenti.
«Nel laboratorio di mio padre», racconta il figlio Domenico, oggi manager al Cafè Les Paillotes «hanno mosso i primi passi gelatieri di grido a Pescara come i fratelli Berardo e Camplone. Lui a quegli anni era considerato un’istituzione. Ha lavorato al bar per 52 anni senza interruzione, fin dal 1949, quando aveva appena 16 anni. Ci raccontava sempre di aver imparato i segreti del mestiere dal maestro Gino Ruffo e che da ragazzo amava la musica ed era un fisarmonicista, ma poi dovette abbandonare la sua passione per aiutare la famiglia, un po’ come facevano tutti a quel tempo».
Negli ultimi anni di vita, come raccontano i familiari, Giuseppe Valloreo ricordava spessissimo con una punta di malinconia la Porta Nuova dei suoi tempi e i negozianti storici di allora che, un po' per la crisi e un po' per le abitudini cambiate, hanno mano a mano chiuso bottega. «Ci diceva che il periodo più bello per via D'Annunzio, via Italica e tutta Porta Nuova era stato negli anni Settanta», aggiunge il figlio Domenico «quando la festa patronale di San Cetteo era molto più sentita tra la popolazione ed era un piacere ascoltare la musica della banda che suonava lungo piazza Garibaldi e davanti la cattedrale. Il lunedì, poi, era una festa con tutte le bancarelle del mercato disposte lungo via D’Annunzio».
«Poi ci furono gli anni dell’università», prosegue «con il brulicare di studenti della facoltà di Architettura che allora si trovava a Palazzo Perenich e gli altri ragazzi dell’alberghiero. Infine il declino fisiologico di questa parte della città dopo lo spostamento dell’università in via Cecco Angiolieri prima e a viale Pindaro dopo, e con la chiusura dei grossisti storici come Cetrullo, Suaria o La casa della biancheria. Era dispiaciuto che la zona si fosse svuotata e impoverita. Il bar Astoria provò a resistere fino al 2002, ma poi fummo costretti ad abbassare la saracinesca anche noi e il locale fu rilevato da una merceria».
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