Addio a Zopito del pastificio De Luca

È morto a 88 anni due anni dopo il fratello Virgilio. L’azienda è nata a Picciano e poi è stata trasferita a Chieti Scalo
PESCARA. Li chiamavano “li mulinar”. Perché erano quelli del pastificio De Luca. Un’attività storica, che ha radici profonde, centenarie, nata a Picciano e poi spostata a Chieti Scalo, dove il pastificio “Fratelli De Luca” c’è ancora oggi e guarda lontano, grazie alle capacità e alla determinazione di due fratelli, Virgilio, morto nel 2012, e Zopito, morto due giorni fa a 88 anni, che hanno coinvolto nell’azienda le figlie e un nipote. Per uno scherzo del destino, e cioè un errore all’anagrafe, i due fratelli avevano cognomi diversi e se Virgilio era stato registrato con il cognome De Luca, Zopito si chiamava Di Luca. Ma era solo un dettaglio perché i due sembravano «una persona sola in due corpi diversi. Hanno lavorato assieme una vita», spiega la nipote di Zopito, Irene. «Mio padre si occupava dell’amministrazione e lo zio Zopito della produzione. Non avevano bisogno di parlare, in azienda, ma andavano avanti praticamente all’unisono. Erano delle persone taciturne, almeno sul lavoro, ma si capivano al volo».
Zopito, appassionato di musica (e di fisarmonica) e tifoso del Pescara, se n’è andato all’improvviso giovedì mattina, lasciando la moglie Margherita, la figlia Alessandra e la nipotina Elisa, che adorava.
La sua grande professionalità è anche nelle parole di un dipendente del pastificio, Luca De Nicola che, su Facebook, si rivolge a Zopito e lo ringrazia «per averci dato tanto e averci insegnato che il lavoro, e quindi la vita, è un mosaico di tanti piccoli pezzi messi insieme. Tu riuscivi benissimo a tenerli tutti al loro posto», scrive.
Ora a occuparsi dell’azienda sono Luca, figlio di Carmine (detto Minuccio, il terzo fratello che viveva in Venezuela), Irene, figlia di Virgilio, e Alessandra, figlia di Zopito. «Lo zio ha creduto molto nel pastificio e lavorato in maniera infaticabile», prosegue Irene, «e ci chiedeva sempre di rimanere uniti. Continuava ad interessarsi dell’azienda, che si è sempre mantenuta a una gestione familiare ed è stata trasferita da lui e papà a Chieti Scalo nel 1965, grazie ai finanziamenti per il Mezzogiorno».
Ieri pomeriggio per l’ultimo addio, a Picciano, non solo lacrime ma tanta dolcezza, cogliendo a pieno il messaggio che ha lasciato Di Luca. «Lo zio era bontà pura», conclude la nipote. «Era dolce, mite, sempre con il sorriso sulla bocca, un sorriso disarmante. Non l’ho mai sentito dire una brutta parola su qualcuno».
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