Addio al “Gigante buono” Folla di ragazzi in lacrime

Scafa, mille persone, palloncini bianchi e picchetto d’onore della polstrada di Chieti per l’ultimo saluto a Marco Di Nino, morto a 23 anni dopo il lavoro a Moena
SCAFA. Una folla composta e silenziosa, centinaia di ragazzi, corone di fiori, palloncini bianchi e tanta, troppa tristezza. Inizia così l’ultimo saluto a Marco Di Nino, il 23enne di Scafa morto improvvisamente la sera del 18 agosto a Moena, in Trentino, dove lavorava come cuoco nella struttura Monte Pallidi per la stagione estiva.
Alle 10.25 le campane della chiesa di Santa Maria del Carmelo, nel cuore di Scafa, scandiscono i rintocchi che annunciano l’arrivo del feretro, scortato da due moto della polizia. Ad attenderlo, sul sagrato, il picchetto d’onore formato dalla Stradale di Chieti – dove lavora il papà Claudio – coordinato dal comandante Fabio Polichetti e rinforzato dalle delegazioni provenienti da L’Aquila, Vasto e Lanciano. Insieme a loro alcuni ragazzi dell’istituto Alberghiero “De Cecco” di Pescara, la scuola frequentata dal giovane, muniti del loro stendardo, sistemato tra quello dell’Associazione provinciale cuochi di Pescara e la corona mandata dalla struttura alberghiera trentina. La bara, avvolta nei fiori e con la foto di Marco in bella vista, fa fatica a raggiungere l’altare, tanta è la gente che già ha preso posto nella struttura, troppo piccola per contenere l’affetto di tutti. Quando Don Antonello Graziosi inizia la sua omelia, ci sono oltre mille persone per Marco, di cui una buona metà accalcata, sotto il sole, fuori dalla Chiesa. Don Graziosi si rivolge direttamente a mamma Anna Maria, al papà e alla sorella Claudia, giunti insieme, abbracciati, come a volersi far forza l’uno con l’altro: «Siamo costernati di fronte a quanto accaduto. La morte improvvisa e dolorosa di un giovane che stava cercando di aprirsi la strada del lavoro ci riempie di uno sconfinato dolore. Non esistono parole in grado di lenire tale sofferenza, solo silenzio, lacrime e preghiera».
E’ visibilmente commosso don Graziosi, tanto che in più di una circostanza deve interrompere la predica per togliersi gli occhiali, asciugare le lacrime e recuperare la voce rotta dall’emozione. Il Gigante Buono, così veniva chiamato Marco, non c’è più. Gentile e disponibile, sempre pronto ad aiutare il prossimo, è volato in cielo troppo presto, gettando non solo la sua famiglia, ma un’intera comunità nello sconforto: «La morte di una persona adulta o anziana, per quanto dolorosa, fa parte del ciclo della vita. Quando invece a lasciarci è un figlio così giovane lo strazio è insostenibile. Chi resta qui avrà per sempre la morte nel cuore. Dobbiamo stringerci attorno alla sua famiglia e aiutarla a portare sulle spalle il peso di questa croce». I minuti passano e l’angoscia aumenta. C’è chi beve e chi si aiuta con il ventaglio. Una ragazza accusa un leggero malore e viene portata fuori dagli amici, prima di essere soccorsa dalla Misericordia di Alanno-Scafa. Per fortuna si riprende rapidamente. Tra i presenti si scorge anche il sindaco di Scafa, Maurizio Giancola.
È passata quasi un’ora dall’inizio della funzione, ma sono ancora tutti dentro, per ascoltare il messaggio letto dalla sorella Claudia: «Mi avevi detto che saresti tornato a settembre e io scandivo i giorni che ci separavano. A volte litigavamo, ma sapevo che su di te potevo sempre contare. Mi chiamavi “principè”, tanto era il bene che mi volevi e io volevo a te. Ora la tua stella brilla in cielo insieme a quelle dei nonni. Mi manchi». Poi è il momento della tristezza che ancora non diventa rassegnazione. I palloncini bianchi accompagnano l’uscita del feretro, mentre dalle due ali di folla si alza un applauso spontaneo. I genitori raccolgono gli abbracci di amici e parenti prima di aprire la lunga processione che scorta, lentamente, Marco nel suo ultimo viaggio. Ad accertare i motivi di questa tragedia penseranno gli organi competenti, adesso c’è spazio solo per il dolore.

