Addio al partigiano Alberto D’Anniballe

22 Luglio 2023

Spoltore. Si è spento a 98 anni: durante la guerra salvò venti compaesani dalle mine dei tedeschi

SPOLTORE. È morto a 98 anni il partigiano della banda Paloscia, Alberto D'Anniballe. Viveva a Spoltore e durante la guerra salvò venti persone dalle mine dei tedeschi che lo picchiarono a sangue, lasciandolo quasi in fin di vita. D'Anniballe, di salute malferma, se ne è andato nel sonno ieri pomeriggio, intorno alle 14, nel silenzio della sua abitazione di via Di Marzio. A tenergli la mano la moglie, Eliana D'Ascenzo, 88 anni, che gli dice addio insieme ai figli Andrea, Clorinda e Nicola, la nuora Ilaria, il genero Livio e le nipoti Giulia e Lisa. La cerimonia funebre, officiata da don Gino Cilli, si terrà oggi alle 16.30 nella parrocchia di San Panfilo. La camera ardente è allestita per tutta la mattinata al Giardino della Luce di Città Sant'Angelo. La salma riposerà nel cimitero di Spoltore.
L'ex partigiano ed ex comandante dei vigili urbani negli anni '60, fu nominato presidente onorario dell'Anpi a novembre. È stato tra i più giovani militanti della banda Paloscia, la formazione di resistenti che ha operato nel Pescarese dopo l'8 settembre fino alla Liberazione nel giugno 1944. Il cordoglio del sindaco di Spoltore, Chiara Trulli: «Era l'ultimo simbolo delle lotte partigiane legato a Spoltore anche perché è stato a capo dei vigili urbani. Alla famiglia le condoglianze dell'amministrazione». Nella sua ultima intervista, rilasciata al Centro nell'aprile scorso, D'Anniballe aveva raccontato il periodo buio della Resistenza quando rischiava la vita come staffetta partigiana, i giorni difficili dell'Armistizio e ricordato i bombardamenti di Pescara del 31 agosto 1943. «Lavoravo alla Saila, vicino al porto, e cominciarono a piovere bombe», rammentava, «avevo 18 anni e tanta paura, correvano tutti terrorizzati. La gente razziava alla stazione e ci scappò il morto. Mentre tornavo a casa in bici udii il lamento di una 13enne finita sotto le macerie della sua casa». In quel periodo «30mila pescaresi sfollarono a Spoltore, dormendo nelle stalle o dove capitava». Uno dei ricordi più cruenti è stato il giorno in cui salvò la vita di 20 spoltoresi: «Urlai loro di non attraversare il campo che era stato minato dai tedeschi poco prima. Tante donne morirono, invece, spaventate e in fuga, attirate dai soldati in una trappola. Ricordo con dolore le bare allineate in chiesa».
Alberto D'Anniballe è nato il 1° gennaio 1925 da papà Nicola e mamma Anna Domenica Di Nicola. La coppia di contadini aveva quattro figli: Andrea (morto da anni), Arturo, Alberto e Armando che fu sindaco di Spoltore, nel Dopoguerra. Prima del conflitto bellico, lavorava alla fabbrica di liquirizia. Poi si mise a fare lo "scattista" per strada, alle dipendenze di un fotografo pescarese, di piazza Sacro Cuore. Nel 1954 sposa la prima moglie Rosetta Scurti che morirà quando i figli Clorinda e Nicola erano adolescenti. Nel 1975 si risposa con Eliana D'Ascenzo che gli darà Andrea. Tra il 1961 e il 1986 divenne prima vigile urbano e poi ottenne il comando della stazione, fino alla pensione.
Con la scomparsa di D'Anniballe resta in vita l'ultimo partigiano del Pescarese, Adolfo Ceccherini: a novembre compirà 102 anni e operava nella zona di Loreto Aprutino.
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