Addio al poliziotto D’Onofrio «Era un uomo di grande valore»

11 Marzo 2023

Il dolore dei colleghi: «Angelo tra i più esperti ancora in servizio, se ne va un pezzo del nostro cuore» Il sostituto commissario lascia la moglie e due figli. Oggi il funerale a Bucchianico, dove abitava 

PESCARA. Questura in lutto. Ieri mattina, all’età di 57 anni, è morto il sostituto commissario Angelo D’Onofrio, uno dei punti di riferimento della squadra Mobile in cui prestava servizio da quasi 30 anni. D’Onofrio, originario di Bucchianico, era il responsabile della sezione reati contro la persona. Quattro mesi fa aveva scoperto di avere un brutto male ma, nonostante questo, ha continuato a lavorare. Da agosto era impegnato nelle indagini sull’omicidio della strada parco. Nel novembre scorso aveva ricevuto con altri colleghi un riconoscimento, nell’ambito del premio Nassiriya, per l’arresto lampo di Federico Pecorale, accusato di aver sparato cinque colpi di pistola, il 10 aprile 2022 in piazza Salotto, contro Yelfry Guzman. Lascia la moglie Susanna, i figli Marco e Alessia, i genitori Remo e Linda, la sorella Stefania, i suoceri Giuseppe e Maria. I funerali si terranno oggi alle 16 nella chiesa parrocchiale di Bucchianico.
«Perdiamo un poliziotto validissimo», sottolinea il questore Luigi Liguori. «D’Onofrio è stato un esempio, lascia un enorme vuoto e un grande dolore nei colleghi. Ha continuato a venire a lavoro, nonostante la grave malattia, fino a pochi giorni fa. Era un abile investigatore, molto attento e scrupoloso». Talmente forte era il suo senso di appartenenza alla polizia che prima di morire ha espresso il desiderio di essere sepolto con la divisa.
Ieri, nell’obitorio della Casa Sollievo San Camillo, in cui è stata allestita la camera ardente, è stato un via vai continuo di persone. C’erano, commossi, i colleghi della squadra mobile con il dirigente Gianluca Di Frischia e il vice Mauro Sablone. «Angelo», dicono, «era una persona corretta, leale. Con lui sono cresciute e si sono formate generazioni di poliziotti. Sapeva trasmettere il senso di appartenenza e il dovere del servizio come nessuno. Ci mancherà. Lascia un ricordo prezioso e incancellabile. Se ne va un pezzo del nostro cuore». C'erano gli attuali funzionari e dirigenti della questura, ma anche quelli del passato. Tra i primi ad arrivare, il prefetto Luigi Savina, capo della mobile dal 1991 al 1993, e Nicolino Sciolè, numero uno dell’Antidroga per tantissimi anni. «Angelo», sottolinea Savina, «era un poliziotto d’oro, una persona trasparente. Aveva un enorme senso del dovere. L’ultima volta ci siamo sentiti una ventina di giorni fa. Abbiamo continuato nel tempo a frequentarci. Andavamo insieme sulla Maiella e sul Gran Sasso. Lui era un appassionato di montagna e uno sportivo. Si arrampicava sul ghiaccio. Era un uomo di poche parole, ma di grande valore. Era il classico montanaro, abituato alle cose vere della vita. E così era anche nel lavoro. Il suo nome è legato alle più importanti operazioni. Per tutti i dirigenti della Mobile, è stato un riferimento».
Per Sciolè, era più di un collega. «Era una persona fortissima di carattere. Angelo», spiega, «era il saggio della compagnia. Per un periodo ha lavorato anche all’Antidroga. Era fra i più anziani ed esperti della squadra mobile. Era un esempio. E poi era un grande sportivo. Faceva scalate, andava in mountain bike, sugli sci. Anche nel suo paese era un punto di riferimento. Organizzava sul territorio eventi sportivi». Per i suoi più cari amici Renzo, Enrico, Walter e Mario «era speciale. Metteva impegno in ogni cosa».