Addio al preside Ridolfi Oggi il funerale a Penne

Dirigente scolastico, presidente del Lions e anche consigliere comunale a Chieti Il ricordo del sindaco Petrucci: «Lascia un vuoto culturale nella nostra città»
PENNE. Si terranno oggi alle 16, nella chiesa Madonna del Carmine, i funerali del preside Antonio Ridolfi. È morto a 78 anni nella sua residenza di Rimini, dopo una malattia che lo affliggeva da qualche tempo, accanto al conforto della moglie Lucia Cella. Lascia i figli Paola e Matteo, il genero Sergio e la nuora Francesca, oltre che i nipotini Lorenzo, Daniele, Simone e Anna. È stato un insegnante e preside amato, buono e rispettato, oltre che consigliere comunale a Chieti e presidente del Lions Club Loreto-Penne. «La scomparsa di Antonio Ridolfi lascia un vuoto nel panorama culturale e sociale nella nostra città», ha detto il sindaco di Penne Gilberto Petrucci. «Il professor Ridolfi si è speso molto per la nostra comunità, promuovendo iniziative culturali anche grazie all’impegno dei Lions Loreto-Penne di cui è stato presidente. È stato docente e preside a Chieti. Ha svolto in passato un ruolo importante anche in ambito politico: è stato consigliere comunale a Chieti. A nome dell’amministrazione comunale esprimo profondo cordoglio e vicinanza ai familiari, alla moglie Lucia e ai figli Paola e Matteo».
«Aveva un rapporto speciale con i giovani, amava sedersi con loro e raccontare storie di vita», ha raccontato una sua amica e collega insegnante. Ultimamente aveva acquistato una casa coloniale nella compagna nord di Penne, in contrada Villa Degna. Era molto religioso e devoto.
«Ho conosciuto Antonino Ridolfi negli anni ’60», ricorda Antonio Teodorico. «All’epoca era un giovane dirigente dell’Azione cattolica locale e diocesana. Durante gli anni dell’Università a Milano conobbe Mario Capanna, leader del movimento studentesco del ’68. Nei suoi rientri a Penne, insieme ad altri giovani universitari e a un giovane frate francescano ordinato di recente, Padre Bonaventura, cominciò a parlarci di questo rinnovamento studentesco. Ne parlava in maniera non violenta e cominciò a trasmettere agli amici di Penne una spiritualità cristiana basata sulle esperienze di una Chiesa post conciliare, espressa da nuovi movimenti come la “gioventù studentesca”, fondata da don Giussani. Fu per merito loro che il convento di Sant’Agostino diventò un “cenacolo spirituale” dove si inaugurò un cineforum, si parlava delle encicliche papali, delle esperienze spirituali negli eremi, del modo in cui la Chiesa doveva accogliere gli ultimi, i diseredati, chi non aveva voce in un mondo sempre più proiettato verso il business e la globalizzazione», ricorda Teodorico.
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