Addio all’ex vicesindaco D’Ascanio morto per un malore a 67 anni

28 Settembre 2021

Fedelissimo dell’ex sottosegretario Nino Sospiri, aveva abbandonato l’attività amministrativa Lascia due figli. Il ricordo di D’Alfonso, i funerali oggi alle ore 10.30 nella cattedrale di San Cetteo  

PESCARA. Onestà, serietà, competenza, passione, lungimiranza e lealtà. Sono le parole di chi lo ha conosciuto e che accompagnano il commiato di Gian Franco D’Ascanio, morto la notte scorsa a 67 anni, nella sua abitazione di via Aterno.
Ex vice sindaco nella seconda giunta di Carlo Pace (1998-2003), ex segretario provinciale del Movimento sociale (Msi) e in seguito di Alleanza Nazionale (An) con Nino Sospiri e Gianfranco Fini, D’Ascanio ha avuto un malore improvviso, intorno alle 23, nella notte tra domenica e lunedì.
La richiesta e l’arrivo tempestivo dei soccorsi da parte di uno dei figli, Lorenzo, che in quel momento si trovava con lui. Ma non c’è stato nulla da fare. Con D’Ascanio se ne va un altro pezzo di quella politica d’altri tempi, signorile, dai toni moderati e proiettata al bene comune.
La morte «dell’amico fraterno», Nino Sospiri, nel gennaio 2006, è stato per lui un colpo durissimo da cui non si è più ripreso. Da quel momento le sue apparizioni nella politica attiva si sono diradate negli anni, fino a sparire del tutto. «La politica, un certo tipo di politica, non gli piaceva più» rivela il fratello Augusto. Negli ultimi 15 anni ha continuato la sua professione di funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Chieti ed era andato in pensione dall’anno scorso.
I funerali si terranno stamani alle 10.30 nella cattedrale di San Cetteo. Con Lorenzo lascia l’altra figlia, Valentina con il nipotino Alessandro, di un mese. La moglie Donatella lo aveva lasciato tre anni fa. La salma sarà tumulata nel cimitero di San Silvestro.
Tantissimi i messaggi di cordoglio per D’Ascanio, originario di Montecchio Emilia dove era nato il 2 dicembre 1954 da papà Salvatore, sottufficiale dei carabinieri, aquilano di Rocca Casale, di stanza per diverso tempo a Piano d’Orta e mamma Adele Incerti, romagnola.
«Gian Franco D’Ascanio ha rappresentato la serietà, l’onestà, la lungimiranza, la capacità, la competenza e soprattutto la passione, prestata alla politica come all’impegno umano», scrive il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, ricordando quanto «avrebbe potuto dare, ancora, allo sviluppo e alla crescita delle giovani generazioni così come del nostro territorio, di Pescara e dell’Abruzzo». Per Sospiri la morte di D’Ascanio «è un dolore è immenso, tangibile, incontenibile. Gian Franco è stato un brillante amministratore, sia in provincia sia su Pescara». Gli anni in cui «con l’onorevole Nino Sospiri, sottosegretario alle Infrastrutture», rimarca, «Pescara ha fatto il salto di qualità, con l’acquisizione delle aree di risulta dalle Ferrovie» su cui l’indimenticato sindaco Carlo Pace (morto nel marzo 2017) avrebbe voluto realizzare il sogno di un teatro. E poi, ancora, prosegue il presidente Sospiri, «l’acquisizione dell’Aurum, oggi fulcro centrale della vita culturale della nostra regione».
Ricorda, il senatore Luciano D’Alfonso: «Siamo stati insieme a Barcellona a misurare da vicino la forza degli ingrandimenti territoriali, la potenza della identità dei luoghi. Sento ancora il coinvolgimento della sua educazione, della sua capacità di dedizione. È stato un instancabile amministratore a legittimazione politica, nella città di Pescara e uno stimatissimo funzionario dell’amministrazione statale nel tempo lungo che ha saputo dedicare al valore del lavoro quotidiano».
Il fratello, Augusto, rivela gli aspetti più intimi della sua vita privata: «Viveva per i suoi figli e l’adorato nipotino, nato da poco. Passava del tempo col cagnolino York, stava bene, la sua morte è stata improvvisa. Era una persona splendida, seria, onesta, capace, corretta. Ma dopo la morte di Nino Sospiri, nulla per lui è stato come prima. La politica lo aveva deluso».