Pescara

Addio all’ultima edicola di via Nicola Fabrizi: la rimozione dopo 79 anni

4 Settembre 2026

Pescara. Smontata e portata via la struttura che per decenni è stata un punto di riferimento per le notizie, con giornali e riviste che andavano a ruba. I titolari pronti a installare lì, a proprie spese, panchina e defibrillatore

PESCARA. «L’epilogo che non avrei mai voluto». Lo dice uno dei titolari dell’edicola di via Nicola Fabrizi. Ed è quello che non avremmo mai voluto neppure noi. Dopo 79 anni, ieri mattina è scomparsa anche l’ultima edicola di via Nicola Fabrizi. Smontata e portata via la struttura che per decenni è stata un punto di riferimento per le notizie, con giornali e riviste che andavano a ruba fin dalle prime ore del mattino. Si chiude così una storia lunga fatta di sacrifici, sveglie all’alba e lavoro.

Una storia che racconta la famiglia Manzo, iniziata con il nonno Vittorio, proseguita con il figlio Luigi e poi con il figlio Andrea. Tre generazioni dietro quel chiosco, tre generazioni che hanno fatto di quello spazio molto più di un semplice luogo dove acquistare un giornale. Ed è proprio dalla famiglia Manzo che arriva ora una proposta al Comune, perché quell’area non resti un vuoto anonimo.

«Ci ho provato in tutti i modi a salvarla», racconta Andrea. «Ma purtroppo non è bastato. L’edicola di mio padre e di mio nonno non c’è più: la legge e altri interessi, ancora non chiari, ne hanno deciso la rimozione in nome del decoro urbano e di un nuovo tavolino dove esporre la propria Porsche a leasing». Parole amare, che raccontano però soprattutto un legame profondo con quel luogo. «Lì ci sono nato, cresciuto e diventato uomo. Lì ho imparato il senso del sacrificio e del lavoro, valori trasmessi con immensa dedizione da mio padre e da mia madre, ma soprattutto l’importanza delle relazioni umane e dell’ascolto. Non c’è un singolo istante vissuto tra quelle mura che, in queste ore, non mi sia tornato alla mente: i clienti, le risate, gli scherzi, gli aperitivi, il confronto sindacale e politico, i litigi sul calcio, i pettegolezzi, gli amici di una vita che venivano ad accendere quell’angolo buio, le schede telefoniche, gli esami di Giurisprudenza preparati lì dentro».

La famiglia Manzo aveva provato a dare una nuova vita all’edicola, dopo che l’ultimo gestore aveva riconsegnato le chiavi e il chiosco era rimasto chiuso per circa un anno. «L’intenzione era quella di riaprirla, ma non siamo riusciti a chiedere la proroga dell’autorizzazione ed è arrivata la richiesta di rimozione da parte del Comune».

Dallo scorso anno l’amministrazione Masci ha avviato il piano di rimozione delle vecchie edicole dismesse e non più attive da tempo: chioschi che insistono sul suolo pubblico e che hanno cessato da tempo la loro funzione. «Ora restiamo ad assistere alla desertificazione dello spazio urbano e sociale», dice Manzo, «mentre ci avviamo a passi rapidi verso un impoverimento culturale spacciato per progresso, che ha invece tutto il sapore dell’ignoranza».

È per questo che già ieri i titolari hanno inviato una Pec al Comune, mettendo sul tavolo una proposta concreta: trasformare quello spazio, oggi vuoto, in un piccolo presidio di socialità e sicurezza.

«Da parte mia mi impegnerò ad adottare quell’angolo, a occuparmi dell’aiuola e a installare a mie spese delle panchine da regalare ai nostri clienti». Al posto dell’edicola, dunque, potrebbe nascere uno spazio restituito alla città: un defibrillatore, tre panchine e due rastrelliere porta-biciclette. «Gli arredi proposti sarebbero acquistati, forniti e installati interamente a cura e spese dei sottoscritti, con caratteristiche tecniche ed estetiche conformi agli standard e al decoro urbano richiesti dagli uffici comunali».

Un gesto per evitare che, dopo 79 anni, al posto di un luogo che ha fatto incontrare generazioni di pescaresi resti soltanto uno spazio vuoto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA