Addio Attilio Mancini una vita per il giornale

19 Agosto 2017

PESCARA. Chi ha avuto la fortuna di lavorargli vicino, come la squadra del Centro nella quale aveva militato per 14 anni come ispettore della diffusione, ha potuto apprezzarne la passione, la...

PESCARA. Chi ha avuto la fortuna di lavorargli vicino, come la squadra del Centro nella quale aveva militato per 14 anni come ispettore della diffusione, ha potuto apprezzarne la passione, la competenza, l’impegno. Ma quello che faceva davvero breccia erano la sua gentilezza, il sorriso sempre stampato sul viso, l’ironia.
Attilio Mancini era un gentiluomo: se ne è andato a 76 anni e ha lasciato tutti senza parole. È morto a San Benedetto del Tronto, la sua città, dove era tornato dopo la lunga parentesi pescarese vissuta all’interno del nostro quotidiano, dalla fondazione nel 1986 fino al 2000, l’anno in cui era andato in pensione. Un periodo più che sufficiente per guadagnarsi la stima e la considerazione di tutti, non solo dei colleghi del giornale, ma anche di chi lo aveva conosciuto fuori per motivi di lavoro.
«È stato uno dei primi ispettori del Centro», spiega Gino Manzo, rappresentante sindacale della Fenagi Confesercenti. «Era molto attaccato al giornale, un grande lavoratore. Avevamo un carattere simile, entrambi molto decisi. Ed è per questo che abbiamo anche alzato la voce, qualche volta, durante le riunioni. Lui non le mandava sicuramente a dire. Ma di Mancini si può solo dire bene: era una brava persona, una persona seria».
Quando arrivò a Pescara, ricordano i colleghi, aveva già una certa esperienza, avendo lavorato per un altro quotidiano. Curava i contatti con edicole, agenzie di distribuzione, addetti al trasporto, con una spiccata capacità di allacciare rapporti personali con tutti, e una grande passione per l’Abruzzo e i suoi paesi.
La sua dedizione era tutta per il Centro, per il quale spendeva tutta la propria professionalità. «Buono e serio», dicono di lui oggi colleghi ed ex colleghi; «una bellissima persona», «un gigante buono», che dispensava consigli a chi credeva in lui e che non lesinava mai «un sorriso e una pacca sulla spalla». Una disponibilità senza pari, da «uomo di altri tempi, colto e altruista, che ha insegnato tanto a chi lavorava al suo fianco». Ogni lunedì, da quando era andato via, chiamava un collega di lavoro a Pescara, per augurargli «buona settimana». La moglie Alessandra e i figli, Amedeo e Stefania, lo saluteranno per l’ultima volta stamane (alle 10) nella chiesa di Sant’Antonio di Padova, a San Benedetto.
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