Addio col tango ad Alduccio, fabbro di Pescara vecchia

20 Novembre 2019

Aldo Pitocco, maestro del ferro, si è spento all’età di 81 anni  Il figlio: papà ha patito la fame ma ci ha insegnato l’onestà 

PESCARA. L’addio sulle note del tango di Astor Piazzolla. Malinconico, gioioso, struggente: così ha voluto che fosse il suo funerale Aldo Pitocco, storico fabbro di Pescara vecchia scomparso domenica all’età di 81 anni.
Lascia la moglie Annamaria Splendiani, i figli Massimiliano e Rinaldo, 50 e 55 anni, il nipote Nicolò di 20 anni, le nuore Luana e Pinuccia.
Ieri alle 15,30, durante la cerimonia funebre nella affollatissima chiesa Santi Angeli custodi, in via Lago di Posta, il figlio Massimiliano, musicista al conservatorio D’Annunzio si è esibito con gruppo di colleghi per «esaudire l’ultimo desiderio di mio padre», il tango durante la messa officiata da don Giuseppe Scarpone, amato sacerdote di Villa del Fuoco. Alduccio, come da tutti era conosciuto in centro storico, si è spento tre giorni fa dopo una malattia che non gli dava tregua da un paio d’anni. Ma prima ha firmato la regia del suo funerale. Il maestro del ferro di via delle Caserme 79, dove nel dopoguerra aveva mosso i primi passi della sua attività, è stato salutato da centinaia di persone nella camera ardente allestita nella bottega di via Orazio, luogo dell’anima dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita a giocare a carte con gli amici, fare le parole crociate, e, nel retrobottega, a cucinare ogni domenica, seppie e salsicce per la famiglia sulla vecchia fornacella.
Tutti i pescaresi avevano bisogno di Alduccio, «che scorrazzava in motorino o in bicicletta per le vie della città», ricorda Massimiliano che ha perso il papà nel giorno in cui festeggiava il compleanno, «quando i clienti lo chiamavano per riparare una serranda o quando gli ordinavano un cancello, una ringhiera, una pensilina».
Figlio di Rinaldo e donna Elvira alla quale era molto legato, Aldo Pitocco, classe 1938, era un artigiano, uno degli ultimi di Pescara, che si è fatto da solo. Era «nato sotto le bombe, aveva patito la fame e tanto sofferto», racconta il figlio che ieri ha accompagnato il padre nell’ultimo viaggio verso il cimitero di San Silvestro, «ci raccontava sempre di quegli anni bui, ci ha insegnato l’onestà e l’amore per la famiglia, ci lascia un grande vuoto. Lo abbiamo salutato sulle note di Piazzolla, come lui desiderava».
Ma l’idolo di Alduccio «era anche Milva che aveva conosciuto grazie al figlio musicista e stravedeva anche per Don Backy», rivela Dario Oggiano, artista della ceramica insieme a Elisabetta Di Bucchianico, dell’Officina delle Invenzioni di corso Manthonè, «per 18 anni siamo stati vicini di laboratorio, per noi rimarrà sempre una figura di riferimento, il maestro del ferro che ci ha insegnato le tecniche per semplificare il lavoro sulla ceramica. I suoi pochi studi erano compensati da una grande sensibilità culturale e una apertura ai temi del sociale e verso lo straniero». La bottega di mastro Aldo «era sempre aperta a tutti», prosegue Oggiano, «un open space di lavoro condiviso come si usa oggi, ma lui ci aveva visto lontano. Era la sua seconda casa, riceveva i clienti ma guai a parlargli di scale, non ne voleva sapere di farle. Riceveva gli amici, tra i quali il riparatore di bilance, Nicola Venditti, con cui scherzava mentre ci giocava a carte. Ci mancheranno quei profumi di seppie e salsicce, che arrostiva sulla fornacella, che poi incartava e portava sulla tavola domenicale». Con le parole crociate «voleva erudirsi. Per la città è una perdita enorme, la memoria vitale di Pescara vecchia, ci mancherà terribilmente».