Addio commosso a padre e figlio Fumogeni e Vasco per Simone

Spoltore si stringe intorno alla famiglia Cerretani, stracolma la chiesa di San Camillo De Lellis Il 24enne ricordato dagli amici con cori da stadio, striscioni, maglie e la musica che più amava
SPOLTORE. Un funerale che diventa quasi un inno all’amicizia e alla vita: questo è sembrato l’ultimo saluto a Simone Cerretani e al padre Fabrizio, 24 e 54 anni, morti in un incidente stradale nella notte tra venerdì e sabato, insieme ad Adriano Sborgia e Maurizio D’Agostino. Ieri mattina la chiesa di San Camillo De Lellis era stracolma, come era stracolmo il sagrato dove, al termine della funzione religiosa, gli amici di Simone si sono raccolti per salutarlo come se fosse lì: ascoltando e cantando le canzoni di Vasco Rossi come se fosse ancora una serata di amici che, ancora una volta, si stanno salutando per rivedersi il giorno dopo.
E questo è quello che i ragazzi dicono, al termine del funerale, parlando a turno sull’altare. Indossando magliette che riproducono il volto di Simone, e con la voce rotta dal pianto, si rivolgono direttamente al compagno di sempre, all’amico d’infanzia. Gli dicono che sì, gli mancherà, ma che comunque resterà sempre con loro. E, come se Simone li ascoltasse, riescono addirittura a strappare un mezzo sorriso con un aneddoto, una battuta, un modo di dire che caratterizzava le loro serate in allegria.
Che non è un funerale qualsiasi lo dice all’inizio della funzione Domenico Di Pietropaolo, il sacerdote di San Camillo. All’arrivo delle salme almeno 150 aspettano dentro la chiesa, e molte di più sono quelle fuori. I negozi di Villa Raspa abbassano le saracinesche in segno di lutto. Amici e conoscenti di Fabrizio e Simone, professori ed ex alunni del Di Marzio-Michetti frequentato da Simone, i compagni di squadra del Real Caprara, dove il 24enne giocava: c’è tutta Spoltore, e non solo, a salutare padre e figlio.
«Non ci sono addii, ovunque siate… sempre con noi!» e «Simone e Fabrizio nel cuore»: sono gli striscioni esposti nella palazzina di fronte alla chiesa. Le salme vengono accolte in un silenzio surreale per la quantità di gente sul sagrato: si avvertono appena i rumori delle macchine che rallentano su via Italia. Si sentono i singhiozzi, i pianti soffocati, le lacrime. I congiunti, davanti a tutti la signora Antonella che ha perso marito e figlio, accedono in chiesa dietro i feretri sorreggendosi l’un l’altro.
San Camillo in un attimo si riempie in ogni angolo, in tanti restano fuori. Il parroco ricorda il legame tra padre e figlio, quello tra nonno e nipote, quello strettissimo con i cugini, il carattere di Fabrizio e Simone, ben voluti da tutti. Poi tocca agli amici di sempre, straziati dal dolore, salutare Simone, dirgli che continueranno a parlargli e ad ascoltarlo.
«Ragazzo gioviale, altruista, a volte strafottente, tranquillo, diventato in poco tempo un leader»: così un dirigente del Real Caprara definisce Simone. E alla fine le canzoni delle serate spensierate: “Liberi liberi”, “Vita spericolata” e “Alba chiara”, con i ragazzi di fronte alla bara, come se si salutassero solo per poco, come se Simone non fosse partito per sempre. In cielo vengono liberati palloncini biancazzurri, i colori del Pescara di cui Simone era tanto tifoso. E alla fine, dietro la chiesa, mortaretti e fumogeni da stadio come se fosse una festa: una festa dell’amicizia e dell’affetto per chi continua a vivere nel cuore di chi resta. Come, sul muretto dietro la chiesa, resterà la scritta «Simone nel cuore» vergata con la vernice.
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