Addio De Dominicis, docente di umanità

È morta a 92 anni la storica insegnante di italiano e latino del da Vinci. Oggi i funerali in via Cavour
PESCARA. Angela De Dominicis è stata una di quelle professoresse che hanno lasciato il segno. Donna e "persona" nel senso pieno del termine era la docente che tutti avrebbero voluto avere per sé o per i propri figli e nipoti. Insegnava italiano, latino e ..."umanità". Si è spenta mercoledì sera a causa di un ictus cerebrale ischemico nella clinica Villa Serena, dove fino alla fine ha cercato di riabilitarsi. Aveva 92 anni e la sua mente è rimasta lucida fino al giorno prima di spegnersi.
«I suoi neuroni erano talmente allenati alla lettura e allo studio», racconta commosso e orgoglioso il figlio, Roberto Rubino, docente di storia e filosofia nel liceo "Leonardo da Vinci", «che i medici sono rimasti sbalorditi nel vederla attiva fino all'ultimo. A casa, anche a tavola, noi facevamo sempre discorsi di filosofia, teologia e letteratura. Mia madre ha fatto lezioni di latino fino a due giorni prima dell'ictus».
La De Dominicis è molto conosciuta per aver insegnato all'inizio della sua carriera nella scuola media Tinozzi e poi, tra gli anni Settanta e Ottanta, nel liceo"da Vinci", dove allora era preside il professor Petrarca.
«La sua grande passione per l'italiano e il latino è stata sempre un fuoco acceso in lei», tiene a sottolineare una sua ex alunna, «che le ha dato la vitalità, la forza e la freschezza di tenere la mente allenata e sempre pronta e aperta a comunicare tutto agli altri». Una mente che faceva invidia a quella di un adolescente. Diceva sempre: la nostra è una lingua straordinaria e unica, è l'unica lingua al mondo che esprime un sentimento». E proprio sentimento e umanità, oltre che cultura, che la professoressa De Dominicis insegnava tra i banchi di scuola. Ha insegnato, con passione estrema e impegno, dagli anni 50 fino al 1983, anno in cui è andata in pensione.
«In me ha lasciato un'impronta indelebile», spiega Giancarlo Di Battista, medico di Pescara, ex alunno della Tinozzi, «che mi porto dietro nel lavoro che ho scelto. La Pìetas è un concetto antico nella letteratura e lei ce lo ha trasmesso: è questo il vero significato dell'umanizzazione delle cure in medicina».
La vita della professoressa è stata segnata da una tragedia nell'85, quando ha perso il figlio Carlo, studente di Giurisprudenza di 22 anni, a causa di un fatale incidente nel mare di Pescara.
«Da allora mia madre», racconta Roberto, «ha trovato la forza di andare avanti nella fede. Infatti faceva parte del movimento religioso "Rinnovamento nello Spirito Santo", e poi si è dedicata molto anche ai nipoti, Ludovica, Maria Sofia e Leonardo, ai quali ha insegnato persino l'Ave Maria e il Padre Nostro in latino. Si è spenta serenamente, accanto all'amore di mio padre, anche lui professore di storia e filosofia, con il Rosario tra le mani».
I funerali si svolgono questa mattina, alle 10,30 nella chiesa Beata Vergine del Rosario.
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