Addio Domenicucci il ristoratore amico di attori e sportivi

8 Marzo 2019

Ieri i funerali del fondatore della “Grotta del marinaio” Anche Claudio Villa, Brass, Trulli e Galeone nel suo locale

PESCARA. Alberto Domenicucci se ne è andato all’età di 83 anni. Non ce l’ha fatta a festeggiare, il prossimo ottobre, i 60 anni della sua “Grotta del marinaio”, il ristorante di via Bardet che aveva fondato nel 1959, prima sede in piazza Garibaldi, insieme alla moglie Annamaria Terra, scomparsa dieci anni fa e componente della conosciuta stirpe di pescatori e ristoratori di Borgomarino nord.
Domenicucci ha detto addio alla sua famiglia due giorni fa in ospedale, dopo una breve malattia che non gli ha lasciato scampo. Ieri mattina i funerali nella cattedrale di San Cetteo, gremita di tutte le «persone che lo hanno conosciuto e apprezzato per i suoi modi gentili e garbati». La tumulazione nel cimitero dei Colli. Lascia i figli Giuseppe, 59 anni, Cinzia e Mario, 49, il genero Corrado, le nuore Roberta e Delizia, i nipoti Davide, Simone e Francesco. Classe 1934, Alberto Domenicucci era nato (il 22 luglio) ad Ancona.
È sua figlia Cinzia a raccontare che «galantuomo» fosse suo padre, «un uomo buono che si faceva amare e rispettare. Quando stringeva la mano, l’accordo era fatto. Era un uomo di parola, sempre disponibile, ogni domenica mattina chiamava al telefono i suoi amici per sapere se stavano bene». Mozzo, motorista, da giovincello, la carriera sulle barche lanciata dall’armatore marchigiano Pavani, poi militare tra La Spezia e Marsala. L’arrivo a Pescara dove ha conosciuto la madre dei suoi figli. Il sogno di un ristorante, che si è concretizzato 59 anni fa con l’apertura della prima trattoria in piazza Garibaldi, accanto al teatro Michetti. Dal palcoscenico sono scesi a gustare i suoi manicaretti, tra cui la minestra all’Alberto con i tubetti e i frutti di mare un po’ piccanti, Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer «che ci ha tenuti svegli fino alle 4 del mattino per raccontarci la sua vita», Johnny Dorelli, Peppino Di Capri, Tinto Brass, Claudio Villa. Ma anche sportivi famosi: Giovanni Galeone e Jarno Trulli. Nel 1987 la locanda si è trasferita nella sede attuale, sul lungofiume. «Papà è venuto al ristorante fino a poche settimane fa, arrivava alle 7 ogni giorno dall’abitazione di via Colonna», ricorda orgogliosa la figlia, sua erede nell’attività di famiglia, «e fino all’ultimo ha pulito il prezzemolo per fare i sughi. Si faceva un bicchiere di vino “per pulire il sangue”, una “grappetta morbida” e un caffè con latte macchiato e ci diceva sempre: la cucina è amore e passione. Negli anni Sessanta si inventò gli antipastini di mare, tipo aperitivi odierni. Ha vissuto la vita che voleva, è stato prigioniero in Tunisia, voleva viaggiare e ci diceva: non mollate mai».