«Addio Marco, gigante buono» Parlano gli amici del cuoco 23enne

SCAFA. Sono a pezzi. Distrutti dal dolore. La morte di Marco Di Nino, 23 anni appena compiuti, ha lasciato senza parole lo staff dell’hotel Monti Pallidi di Moena, in Val di Fassa, dove si è...
SCAFA. Sono a pezzi. Distrutti dal dolore. La morte di Marco Di Nino, 23 anni appena compiuti, ha lasciato senza parole lo staff dell’hotel Monti Pallidi di Moena, in Val di Fassa, dove si è accasciato all’improvviso sotto gli occhi dei colleghi, senza più riprendersi. Un malessere che ha stroncato in pochi minuti il giovane cuoco di Scafa, neanche il tempo di far arrivare i soccorsi. Strapparlo alla morte è stato impossibile, per gli addetti del 118.
La sua scomparsa ha sconvolto i parenti, la comunità di Scafa, dove viveva nella frazione Pianapuccia, e i suoi amici, quelli di oggi e quelli che hanno studiato con lui all’istituto alberghiero De Cecco di Pescara. Mai nessuno avrebbe immaginato una fine così, tanto più che Marco era «un gigante buono», come lo chiama chi lo conosceva per indicare la sua corporatura possente e la sua indole: oltre un metro e 80 di altezza e un cuore enorme.
Il primo a non farsene una ragione è il titolare dell’hotel che sorge nello scenario delle Dolomiti, in provincia di Trento. Parla con un filo di voce e ricorda che l’altra notte Marco «aveva appena finito di lavorare». Si trovava nella reception, quando si è sentito poco bene. Sarà l’autopsia, di cui oggi la Procura dovrebbe disporre l’esecuzione, a stabilire le cause della morte del 23enne che si era trasferito in Val di Fassa all’inizio della stagione. «Aveva mandato il curriculum e lo avevo contattato», racconta Massimo Caporaso, alla guida dell’hotel. Tra i due si era creato un rapporto «di amicizia» e Marco aveva dimostrato subito la sua abilità ai fornelli. «Era un grande lavoratore e aveva preparato tanti piatti abruzzesi. Era bravo a fare il pane», dice ancora. Marco si era ambientato bene. «Gli piaceva molto stare qui, si sentiva in famiglia» e quando scattava le foto «diceva che le avrebbe mandate al suo papà», Claudio, un poliziotto in servizio alla Polstrada di Chieti che l’altra notte è immediatamente partito per raggiungere Moena con la moglie Annamaria e la figlia Claudia. «Mi stringo forte al dolore della famiglia», dice Caporaso che parla del giovane cuoco pescarese come di una «bravissima persona. Era educato, creativo, rispettoso». E, con il lavoro, aveva realizzato il suo sogno.
Squisite le parole usate su Facebook da Narciso Cicchitti che è stato docente di Marco all'Ipssar ed è anche il presidente dell'Associazione Cuochi Pescara di cui Marco «faceva parte in maniera attiva» e all’interno della quale il 23enne «era molto amato e stimato». Il «cuocone d’oro», come lo definisce Cicchitti, era «innamorato della cucina abruzzese ma sempre alla ricerca di forme gastronomiche innovative». Era «buono e generoso» e da queste caratteristiche è nato il soprannome scelto per lui.
«Marco era sempre pronto verso gli altri, un grande albero dove ripararsi e aggrapparsi» e i rapporti non si erano interrotti dopo il trasferimento in Trentino anzi qualche giorno fa i due si erano sentiti. Di Nino se n’è andato senza realizzare il suo «sogno nel cassetto» che era quello di «partecipare al concorso gastronomico abruzzese per cuochi professionisti "Lu Carrature d'Ore 2019" di cui era innamorato», dice il prof. Sulla stessa linea gli amici, basiti e addolorati. «Era una persona meravigliosa, un amico speciale per tutti, sempre pronto ad aiutare il prossimo, solare e con una gran voglia di lavorare. Credere che non ci sia più mi lascia ancora incredula», dice Desiree. «Ora sei un angelo volato via troppo presto».
«La sua risata mi rimbomba ancora nella mente», aggiunge Patty. Chi lo ha conosciuto a scuola, come Giulio, pensa a quando «bisognava ammassare la pasta: tutti contavamo sulle sue “manone”. Non si tirava mai indietro di fronte a un compito. Ed era sempre pronto a scambiare due chiacchiere piacevoli». «Lo vedevi che riempiva una porta, sembrava un armadio, quasi faceva paura, ma era di una bontà fuori dal normale», aggiunge Ester. «È difficile credere che un ragazzo possa morire così, mi sembra assurdo, non è giusto». «Per me rimarrà il gigante buono. Gigante come l'amore che aveva per la vita», prosegue Lorenzo.
In giornata o al massimo domani si saprà quando la salma di Marco, al momento a disposizione dell’autorità giudiziaria, rientrerà a Scafa, dove saranno celebrati i funerali. E l’Associazione cuochi ci sarà. (f.bu.)
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