Addio Melchiorre, storico sindacalista della sanità

Ex rappresentante nazionale Fials, originario di Bussi, abitava a Montesilvano Il segretario Pasqualone: «Una persona eccezionale». Oggi, alle 11, i funerali
PESCARA. Il mondo sindacale perde Mario Melchiorre, un rappresentante storico della Fials (federazione Autonomie locali e Sanità) che «non si preoccupava solo degli iscritti ma di tutti i lavoratori e poneva al centro la salute».
È morto a 74 anni, lasciando la moglie Maria Antonietta, i figli Luigi e Marianna e la sorella Nunzia e oggi ci sarà l’ultimo saluto a Bussi, suo paese di origine (viveva a Montesilvano). I funerali si svolgeranno alle 11 nella chiesa di Santa Maria della Assunta. La notizia è stata diffusa proprio dalla Fials di Pescara che ha sottolineato il ruolo centrale di Melchiorre perché «fu lui a formare la Fials facendola conoscere e apprezzare con le sue prime battaglie e iniziative, mai dimenticate. Una grave perdita dal punto di vista sindacale e umano», dice il sindacato guidato in Abruzzo da Gabriele Pasqualone. Melchiorre ha cominciato a interessarsi dei problemi dei lavoratori da giovanissimo, mentre studiava al Collegio dei preti operai di Bologna, mentre il suo cammino professionale ha preso il via «a Pescara, come inserviente, dopodiché ha proseguito come impiegato, facendo tutta la carriera», ricorda il figlio Luigi. E oltre a lavorare «aiutava a tradurre le pubblicazioni» dell’Ematologia, allora guidata da Glauco Torlontano. A livello sindacale l’esordio c’è stato con «suo zio Roberto Di Paolo, nella Uil». La nascita della Fials risale «alla fine degli anni ’80, inizio anni ’90» che segnò l’inizio del suo percorso sindacale. «È stato segretario provinciale e regionale della Fials e poi segretario confederale. Con l’adesione della Fials alla Confsal cominciò a occuparsi anche di altri settori, dopodiché, nel 1992, diventò segretario nazionale della Fials» e il suo ruolo lo portò anche a interloquire con la politica nazionale, «nelle commissioni che si occupavano di sanità», e con l’Aran, prosegue il figlio.
In una rapida carrellata sulle tante esperienze vissute dal padre sottolinea che «veniva mandato ad affrontare le situazioni più spinose» e fu impegnato sul fronte della riforma della sanità abruzzese e su quello della riforma Bindi, «cercando di parare i colpi per i lavoratori», oltre a darsi da fare per la realizzazione («a rilento») dell’ospedale Pescara che lui voleva «a misura d’uomo e moderno». Quello che guidava era il «sindacato autonomo più rappresentativo» ma «non si schierò mai politicamente».
Chi lo conosceva sapeva che il suo essere «brusco» era limitato al «primo impatto»: subito dopo, racconta il figlio, c'erano «senso dell’umorismo e generosità. Ha saputo essere caritatevole senza mai farsene un vanto, di nascosto dalla famiglia. Diceva che bisogna sempre essere caritatevoli praticando la generosità anche con gli sconosciuti. Lui lo faceva». E c'è un'altra frase emblematica per Luigi, oggi medico a Udine. Quando disse al padre dei suoi progetti, lui commentò: «Scordatelo, i medici non hanno una vita privata».
«La Fials perde l'uomo, il dirigente sindacale e un pezzo di storia della Asl», dice l’amico Leo Donato. «Era una persona eccezionale», e di lui vanno sottolineati «lo spirito battagliero e la profonda conoscenza delle norme a difesa dei diritti dei lavoratori. Un applauso per lui e un abbraccio alla famiglia».

