Addio Pecoraro, nel suo Alcyone portò la pizza napoletana in città

24 Agosto 2023

PESCARA. Quando Umberto Pecoraro arrivò a Pescara, 44 anni fa, fece diventare lo stabilimento Alcyone, in viale della Riviera, «il punto di riferimento della pizza napoletana» frequentato negli anni...

PESCARA. Quando Umberto Pecoraro arrivò a Pescara, 44 anni fa, fece diventare lo stabilimento Alcyone, in viale della Riviera, «il punto di riferimento della pizza napoletana» frequentato negli anni da vip come Bud Spencer, Renato Zero, Florinda Bolkan, Laura Morante. «E dopo una vacanza scelse di vivere a Pescara per mettere su la sua impresa perché diceva che era una città per famiglie». Lo ricorda la figlia Carmela nel giorno della morte, avvenuta ieri alle 8 all’ospedale di Pescara dove “don Umberto”, come veniva chiamato da quanti lo conoscevano, era ricoverato da un mese per le cure di una malattia che lo affliggeva da tempo. La camera ardente dello storico titolare del lido Alcyone fino a dieci anni fa, quando è andato in pensione, è stata allestita nell’obitorio dell'ospedale e oggi alle 17 si svolgeranno i funerali nella chiesa del Rosario di via Cavour. Gli dicono addio i figli Vincenzo, Carmela, Monica con il genero Luigi e i nipoti Chiara, Alessandro, Umberto ed Eduardo. La moglie, Anna Iorio, è morta due anni fa.
Pecoraro era nato nel quartiere Pontirossi di Napoli il 16 luglio 1937. «Nell'estate del 1978», ricorda la figlia Carmela, che lo ha affiancato con i fratelli nell’attività di famiglia, «arrivammo a Pescara in villeggiatura. A mio padre piacque subito questa città perché diceva che era per le famiglie, che i bimbi potevano giocare sotto casa. Decise che qui avrebbe aperto la sua attività. L'anno successivo tornammo. Papà, che a Napoli faceva il pizzaiolo, girò tutta la riviera per trovare quello stabilimento che oggi è diventato l’Alcyone. All’epoca era un casotto con lo spazio per qualche ombrellone, le cabine e un angolo per vendere le bibite. Lo rilevò e inizialmente fece su e giù tra Napoli e Pescara. Era ansioso di far conoscere ai pescaresi la vera pizza napoletana. I clienti poi volevano che il locale restasse aperto anche d’inverno. Lui li accontentò, ma siccome faceva freddo li riscaldava con i bracieri intorno ai tavoli». E quando arrivavano gli ospiti, anche i vip, «li accoglieva con eleganza. Lo chiamavano tutti don Umberto, era un uomo che amava il suo lavoro. Noi figli siamo cresciuti nello stabilimento balneare. Lui si sentiva operaio tra i suoi dipendenti che ancora oggi lo ricordano con affetto». I gestori attuali del lido Alcyone lo omaggeranno con fiori e un cartello affisso alle vetrine.
«Detestava i premi, il successo del locale parlava per lui. Pescara lo ricorderà come un uomo onesto e squisito», conclude la figlia Carmela.