«Adesso tagliamo la diga poi via ai moli guardiani»

Sopralluogo di D’Alfonso sul cantiere in mare: la Regione ha 15 milioni per i lavori c’è l’appalto per la scogliera, risparmieremo sul dragaggio, non sulla sicurezza
PESCARA. La vongolara “Nonno Remo” come palco, un megafono con fodera in cuoio come microfono e Luciano D’Alfonso va in scena sull’Adriatico che brilla al sole nel ruolo del controllore «rigoroso» dello stato dei lavori del taglio della diga foranea all’imbocco del porto canale di Pescara.
E alla platea di giornalisti e pescatori che accompagnano il primo sopralluogo nel cantiere a largo della costa, il presidente della Regione ricorda nei dettagli la storia e l’oggi di quella barriera e poi il futuro che progetta a suon di milioni di euro per lo scalo marittimo.
Dunque la sicurezza di chi lo vive quotidianamente («quella marineria primo elemento identitario di questa città») cui la costruzione della diga era destinata; il risparmio sui dragaggi dei fondali; il miglioramento delle acque di balneazione senza quella barriera a fermare i reflui portati dal fiume, quindi il beneficio a turismo e balneatori.
«È già in pancia della Regione l’investimento di 15 milioni di euro per realizzare i moli guardiani», annuncia D’Alfonso appena lasciato l’attracco: «il progetto è pronto, nei prossimi giorni lo illustreremo ai pescatori, al sindaco, al nuovo comandante della Capitaneria. Serviranno altri 5 milioni, ma intanto cominciamo ad appaltare la parte che è già coperta con i 15 pronti nel bilancio non di competenza», sottolinea, «ma di cassa della Regione». La sicurezza del porto dopo il taglio di 70 metri di diga dovrà essere garantita dalla scogliera soffolta, che correrà lungo il canale e “romperà” la forza delle mareggiate in entrata: «Abbiamo determinato l'appalto dei lavori della soffolta alla stessa impresa che sta tagliando la diga, per cui ci sono tutte le condizioni raccomandate dalla Capitaneria di porto a tutela della vita dei pescatori», ricorda D’Alfonso accennando all’alluvione del ’92 con i suoi lutti nella marineria e dunque alla ragione della costruzione della diga: «Dobbiamo ringraziare oggi, per allora, Ugo Crescenzi, parlamentare della Dc scomparso, e l'onorevole Amedeo D'Addario che in Commissione lavori pubblici fece approvare un emendamento che stanziasse le risorse».
Il progetto venne fatto ad Ancona, appaltato con un ribasso del 49% a una ditta poi fallita che realizzò la barriera circa 400 metri più vicino alla costa del previsto. «Un progetto che risolveva al 70% il problema della sicurezza, ma che creò un 30% dei problemi dell’agibilità del mare», osserva il presidente. «Siccome parliamo di opere complesse, non è diabolico verificare, dopo un certo numero di anni, l'efficacia della soluzione, magari metterci mano per trovare soluzione ulteriore. Senza mitologia, teologia, atteggiamento ideologico». Poi il risparmio: «Continueremo a lavorare affinché i dragaggi non costino 12 milioni di euro l'anno», assicura. «E io mi impegno a trovare le risorse per fare una polizza assicurativa allo spazio d'acqua di riferimento di questo porto e alle imbarcazioni di utilizzo della marineria. In maniera che se ci sono sorprese sappiamo anche quale è la capacità di copertura. Non ci sono precedenti, ma si può lavorare usando cervello, intelligenza e responsabilità».
Le onde si fanno più alte in vicinanza della diga, suggerendo prudenza alla “Nonno Remo” timonata da Claudio Lattanzio e al “Fabiola”, il motopeschereccio di Fabio Sprecacenere che scorta la vongolara, e gli armatori Massimo Camplone, Lucio Di Giovanni presenti al sopralluogo con il responsabile della società di salvamento Cristian Di Santo danno una mano per virare mentre il governatore fa un ultimo annuncio: «Affronteremo nelle prossime settimane il tema dei cascami del dragaggio che costò 12 milioni. Molti dicono che devono prendere il largo: io cercherò di far sì che quel contratto venga rispettato senza oneri ulteriori per la finanza pubblica. Ho trovato disponibilità dal comando della Capitaneria, mi aspetto disponibilità da coloro i quali hanno fatto attività di accertamento penale, poiché lì c'è un patrimonio conoscitivo che può servire all'attività amministrativa; ma ho trovato disponibilità anche dal ministero alle Infrastrutture, il ministero vigilante che probabilmente qualche latitanza involontaria ha prodotto, e nell'Autorità dei trasporti. A me interessa rimuovere e allontanare quei cascami che creano bruttura paesaggistica e tolgono capacità di funzionamento alla vasca di colmata. Continuo a pensare che quella vasca potrebbe essere uno spazio che, una volta colmato, possa essere messo a servizio della bellezza di questa città».

