Affissioni con le foto della città

Gli spazi pubblicitari lasciati liberi saranno riempiti con immagini vecchie e nuove
PESCARA. Nella seduta di giovedì scorso, la giunta comunale ha approvato una delibera relativa all’utilizzo degli impianti del Comune destinati alle affissioni e che rimangono liberi dalle inserzioni pubblicitarie.
L’amministrazione ha deciso che diventeranno spazi per fotografie e immagini della città raccolte fra amatori, professionisti e creativi. E l’assessore Giacomo Cuzzi lancia un contest per la raccolta.
«Mi sono imbattuto tante volte in spazi 6x3 coperti da fogli bianchi in tante parti della città, perché inutilizzati o perché erano finiti i tempi destinati alle affissioni», spiega l’assessore a Turismo e Grandi eventi Cuzzi, «Pescara deve recuperare il migliore decoro anche in tempi di crisi ed è una città piena di talenti. Abbiamo voluto coniugare l’utilizzo di questi spazi nei periodi in cui restano liberi dalle affissioni, alla creatività che la città può esprimere, dandole libero sfogo e trasformando gli impianti in uno strumento di promozione della città e dei talenti insieme».
Si tratta di un’operazione a costo zero per l’Ente e che non rappresenta un sacrificio di spazi produttivi di incassi, perché qualora gli impianti fossero richiesti, l’Aipa, che li gestisce, può utilizzarli, ridestinandoli allo scopo contenuto nella delibera appena finito il periodo delle campagne di affissione a pagamento.
Ancora Cuzzi: «Presto articoleremo un contest per reperire le immagini che potranno essere storiche della città o artistiche, o legate a particolari temi che decideremo strada facendo, magari anche aprendo ad autori non solo locali la possibilità di partecipare, ma ci preme cominciare, al fine di restituire decoro e dignità alla città anche attraverso questi mezzi. Al momento, se avete foto significative di Pescara, potete inviarle alla mail dell’assessorato ass.cuzzi@comune.pescara.it per iniziare un percorso che potrà regalare punti di vista nuovi sulla città e sulla creatività di chi la vive».

