Affitti delle case popolari C’è chi non paga da 35 anni

I tecnici dell’ente svelano i dati allarmanti della gestione del patrimonio edilizio Un terzo degli inquilini non è in regola, evasi 1,5 milioni di euro dall’83 a oggi
PESCARA. Un terzo degli inquilini della case popolari del Comune non è in regola con il pagamento degli affitti. Ci sono famiglie che non versano da anni, se non addirittura da decenni, il canone di locazione. E così, dall’83 ad oggi, l’amministrazione comunale ha accumulato un credito di circa un milione e mezzo di euro di affitti non riscossi.
È questo l’incredibile scenario emerso ieri durante l’audizione dei tecnici dell’ente in commissione Controllo e garanzia, presieduta da Carlo Masci. Durante la seduta è stato sentito il funzionario responsabile del settore Alloggi popolari Aldo Di Prinzio, che ha fornito una serie di dati alcuni dei quali sconosciuti ai consiglieri. Presenti in commissione anche i legali dell’Avvocatura comunale. In pratica, è venuto fuori che su 781 inquilini, circa 250 risulterebbero morosi per uno o più canoni non pagati. Ci sarebbero famiglie che hanno accumulato un debito nei confronti del Comune di oltre 35mila euro. E c’è chi sospetta casi di evasione totale, cioè affitti mai pagati negli ultimi 35 anni.
Gli inquilini morosi, del resto, possono contare sull’impunità di un sistema farraginoso che non è in grado di colpire chi non è in regola. Basti pensare che il Comune non ha mai avviato, in tanti anni, sfratti per morosità. Tra l’altro, come è stato spiegato ieri in commissione, non è compito dell’Avvocatura occuparsi del recupero delle somme dovute e non incassate, ma la gestione delle pratiche è affidata all’Agenzia delle entrate-Riscossione che ha preso il posto da luglio scorso di Equitalia.
Il Comune ha di fatto le mani legate. Tra i morosi, tra l’altro, ci sarebbero alcuni inquilini agli arresti domiciliari per i quali è impossibile intervenire fino al termine della detenzione.
Il sistema di recupero, quindi, finora non ha funzionato e, secondo i dati degli uffici dell’ente, il fenomeno della morosità si sarebbe addirittura accentuato dopo la delibera, approvata nel 2008, con cui l’amministrazione concede agli inquilini che non pagano di potersi mettere in regola con una dilazione dei versamenti.
In realtà, gli uffici possono soltanto inviare dei solleciti con le richieste di pagamento degli affitti pregressi alle famiglie morose e poi, successivamente, avviare la procedura di decadenza dell’alloggio. Procedura a cui, però, non viene dato seguito.
Ma questo non è l’unico problema della gestione delle case popolari del Comune. Gli affitti, anche per chi paga regolarmente, risultano in alcuni casi troppo bassi rispetto a quelli di mercato. Alle famiglie prive di reddito viene applicato un canone di 12,91 euro al mese, mentre l’affitto di una casa popolare non supera i 147,88 euro per chi ha un reddito.
Ciò che preoccupa di più, comunque, è la morosità. Diversi consiglieri, ieri, hanno invitato l’amministrazione a fare qualcosa per recuperare le somme non riscosse e a verificare se siano ancora esigibili a distanza di tanti anni.
«Non si può tollerare che ci sono inquilini che non pagano da oltre vent’anni e occupano appartamenti da poter assegnare ad altre famiglie aventi diritto», ha affermato Vincenzo D’Incecco (FI). «Il Comune è costretto anche a pagare le spese di condominio ai morosi», ha fatto notare Marcello Antonelli (FI).
«Le regole ci sono, è ora che si facciano rispettare», ha aggiunto Massimiliano Di Pillo (M5S).
©RIPRODUZIONE RISERVATA

