Aggredisce la convivente davanti alle figlie, arrestato

21 Marzo 2017

Operaio di Città Sant’Angelo bloccato dai carabinieri mentre picchia la donna «Portatela via o l’ammazzo» dice ai militari. Ma lei non l’ha denunciato

SANT’ANGELO. Sono stati i carabinieri, domenica sera, a strappare una donna dalle mani del convivente. Lui la stava picchiando in casa, sotto gli occhi delle figlie minorenni. Ed è stato lui stesso a chiedere di portarla via, altrimenti l’avrebbe uccisa con le sue mani. Per l’operaio quarantenne, di origine romena, si sono aperte le porte del carcere mentre la donna ha deciso di non sporgere denuncia e non ha voluto neppure essere medicata. L’intervento della pattuglia dell’Arma è stato però provvidenziale per la vittima, che ha rischiato grosso.

I carabinieri sono stati contattati dai vicini di casa della coppia, preoccupati per quella discussione violenta, l’ultima di una serie, a quanto pare. Sentivano che stava accadendo qualcosa di drammatico per cui si sono rivolti al 112 e hanno chiesto aiuto. Arrivando nell’alloggio, gli uomini dell’Arma, coordinati da Sergio De Medio, hanno trovato la donna all’esterno. Mentre lei rientrava l’hanno seguita e hanno assistito ai maltrattamenti. L’uomo non si è fermato neppure davanti ai carabinieri, stando al loro racconto, per cui sono intervenuti per interrompere le percosse e salvare la donna. L’operaio era visibilmente ubriaco e non sembrava intenzionato a placarsi. Anzi, probabilmente aveva intenzione di continuare a prendersela con la convivente perché, vedendo i carabinieri, ha detto di allontanarla da lui perché altrimenti l’avrebbe ammazzata. Tutto per futili motivi, senza un motivo particolare, seguendo un triste copione che in quella casa si sarebbe già ripetuto in più occasioni, nonostante la presenza di due figlie non ancora maggiorenni, testimoni involontarie di un rapporto complicato, se non impossibile, tra i due.

Dopo aver bloccato l’operaio, i carabinieri (la compagnia è quella di Montesilvano, coordinata dal capitano Vincenzo Falce) hanno avviato una perquisizione e scovato sei catane. Quelle antiche armi giapponesi, che l’uomo teneva in casa, si sarebbero potute trasformare in micidiali strumenti di morte. Sono state sequestrate, per evitare il peggio, vista la scena a cui i carabinieri avevano assistito poco prima.

Per capire meglio la situazione gli uomini dell’Arma hanno raccolto informazioni sul posto e hanno saputo che liti del genere sono già avvenute in passato, anche con una certa frequenza.

Per il quarantenne è quindi scattato l’arresto per maltrattamenti. Ma la compagna ha preferito non sporgere denuncia nei suoi confronti né ha parlato di altre precedenti liti o aggressioni, fisiche o verbali. Ha rifiutato perfino di essere medicata. E ha visto il compagno andare via, accompagnato dai carabinieri.

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