Aggredì l’inviato di “Striscia”: condannato

Ferro di cavallo. Raffaele D’Angelo deve scontare 11 mesi per i calci a Brumotti e a due operatori
PESCARA. Con la condanna a 11 mesi di reclusione inflitta dal tribunale di Pescara a Raffaele D’Angelo, si chiude la vicenda legata all'aggressione alla troupe di “Striscia la notizia” del 26 settembre 2019, a opera di tre persone. Vittorio Brumotti, con i suoi operatori, Vincenzo Rubano e Carlo Bergonzi, furono oggetto di una sorta di rappresaglia perché avevano filmato l’arresto per droga di una donna al Ferro di cavallo, nel quartiere Rancitelli. Il giorno prima la troupe aveva avvertito i carabinieri di voler realizzare un servizio sulla droga in quel luogo e i militari li accompagnarono, effettuando poi anche quell’arresto.
La prima reazione partì dal convivente dell’arrestata, Alessandro Di Rocco che, nonostante fosse trattenuto da alcune persone, riuscì a colpire con diversi calci i due tecnici che cercavano riparo nel furgone della troupe. Coadiuvato poi da D’Angelo, al quale in seconda battuta, prendendo a calci il mezzo in cui si era rifugiata la troupe, si aggiunse anche Guerino Spinelli. Quest'ultimo e Di Rocco decisero di chiudere la questione con un rito abbreviato davanti al gup: Di Rocco, difeso dall’avvocatessa Gianna Giannini, venne condannato a 8 mesi e Spinelli, assistito da Melania Navelli, a 4 mesi (il pm Andrea Papalia aveva chiesto 2 anni e 8 mesi per Spinelli e 4 anni e 6 mesi per Di Rocco). D’Angelo scelse invece la strada del rito ordinario e, difeso dall’avvocato Pasquale Provenzano, è stato condannato a 11 mesi di reclusione per violenza privata e lesioni personali, gli stessi contestati ai due complici.
La vicenda finì anche all'attenzione del gip che il 22 ottobre 2019 firmò la misura cautelare per tutti e tre dell’obbligo di firma giornaliera dai carabinieri, distinguendo la posizione di Spinelli, intervenuto successivamente prendendo a calci il furgone e non gli operatori. Per i carabinieri fu semplice individuare i responsabili: avevano agito a volto scoperto e c’erano numerose immagini. Oltre a quelle girate dai cameraman, poi trasmesse durante la trasmissione televisiva, c’era la telecamera che Brumotti aveva addosso, oltre alle telecamere della zona. I due che subirono l’aggressione fisica, furono costretti a farsi medicare in ospedale. (m.cir.)

