«Aggressione al circolo Arci: fini politici»

18 Ottobre 2022

Le motivazioni della condanna di Di Flaviano: volontà di affermare con violenza le proprie ideologie

PESCARA. «Ulteriore elemento che corrobora la conclusione cui si è giunti è dato dalla motivazione alla base della aggressione. Tutti i testi della pubblica accusa hanno concordato nell’affermare che gli aggressori erano mossi da evidenti finalità politiche».
È uno dei passaggi chiave delle motivazioni della sentenza con cui il giudice monocratico Francesco Marino ha condannato a un anno di reclusione Lorenzo Di Flaviano (pena sospesa, ma condizionata al pagamento del risarcimento danni alle parti civili), accusato di lesioni personali gravi, aggravate dai futili motivi, per quell’aggressione immotivata ai danni di due ragazzi davanti al circolo Arci “Scumm” di via delle Caserme, a Pescara vecchia, nella notte tra il 20 e il 21 maggio 2017.
«Il locale "Scumm”, come si è visto», scrive ancora il giudice, «ha collocato al proprio esterno un’insegna recante la scritta, in lingua inglese, di non gradire l’ingresso di persone, tra l’altro, razziste ed omofobe. Ebbene, proprio la dichiarazione di essere razzista, fatta da uno dei due aggressori, ha fatto da prologo alle violenze. Al termine dell’aggressione, tutti e tre i testi hanno concordato nel riferire che i due aggressori, prima di darsi alla fuga repentina, si rendevano protagonisti del così detto saluto romano». I tre finirono sotto inchiesta, uno però venne assolto davanti al gup con il rito abbreviato, mentre Di Flaviano e la sua amica, Alessia Tenaglia, finirono a processo: la ragazza solo per favoreggiamento, e fu poi assolta dal giudice. E il giudice, in sentenza, fa riferimento anche a ciò che la Digos rinvenne a casa Di Flaviano.
«Il contenuto della perquisizione domiciliare cui è stato sottoposto Di Flaviano, non fa che confermare l’abbondante materiale probatorio ai suoi danni. Si evidenzia il sequestro di un considerevole materiale inconfutabilmente riconducibile all’ideologia fascista (quali, esemplificativamente, una bandiera con la croce celtica, una bandiera tricolore con fascio littorio, finanche tre volumi dal titolo “I medici del Lager”), così rendendo del tutto verosimile che sia stato effettivamente lui a riferire la frase di essere razzista e di aver compiuto il saluto romano all’esito dell’aggressione».
Il giudice ha anche ritenuto «inattendibile» la versione difensiva del Di Flaviano, finalizzata ad addossare la responsabilità del fatto al terzo soggetto che venne assolto dal gup in maniera irrevocabile.
Anche sull’aggravante il giudice è categorico: «Non vi è dubbio che il motivo che ha spinto il Di Flaviano all’aggressione sia da ricercare nella volontà di affermare con la violenza le proprie ideologie politiche, a danno di persone scelte casualmente in quanto avventori di un locale che persegue idee e valori del tutto in contrasto con i propri».
Di Flaviano è stato condannato anche a pagare un risarcimento danni di 5.000 euro alla parte offesa costituita assistita dall’avvocato Roberto Serino, e 500 euro all’Arci, altra parte civile, rappresentata dall’avvocato Marco Savini.