Agli arresti domiciliari per droga ma con il reddito di cittadinanza

3 Marzo 2022

La guardia di finanza scopre una coppia di furbetti che per due anni ha intascato mille euro al mese Alla richiesta dei sussidi hanno nascosto condanne e carichi pendenti: ora devono restituire i soldi

PESCARA. Operazione “Parassita”. Così la guardia di finanza di Pescara ha voluto chiamare l’ennesima attività investigativa che ha portato alla scoperta di indebiti percettori del reddito di cittadinanza, un fenomeno sempre più diffuso, che però le fiamme gialle seguono con estrema attenzione. Gli uomini del colonnello Antonio Caputo, comandante provinciale di Pescara, hanno scoperto una coppia pescarese residente a Rancitelli che da ben due anni intascava senza averne nessun diritto la misura a sostegno delle famiglie bisognose varata dal governo italiano. Lui pluripregiudicato, lei agli arresti domiciliari: due requisiti che non avrebbero mai dato possibilità alla coppia di richiedere e ottenere il sussidio. E invece i due erano incensurati, ma soltanto per l’erario e quindi per ben due anni sono riusciti a ottenere mille euro al mese per un totale di 24mila euro. Il tutto sarebbe andato avanti dal mese di febbraio del 2020.
Secondo quanto emerso dalle indagini, all’atto della richiesta del beneficio l’uomo, che era già schedato per altri reati, avrebbe omesso di comunicare anche un altro elemento fondamentale, e cioè che nel proprio nucleo familiare c’era anche la compagna che si trovava ai domiciliari con l’accusa di spaccio di droga: così avrebbe intascato l’indennizzo senza avere i requisiti previsti dalla legge. Per questo è scattata subito la segnalazione al procuratore Giuseppe Bellelli per false dichiarazioni e indebita percezione del reddito di cittadinanza.
Ma le fiamme gialle sono andate anche oltre, chiedendo alla procura il sequestro preventivo dei fondi statali costituenti il profitto del reato e, contestualmente, è stato bloccato l’accredito delle somme ricevute indebitamente e avviata la procedura per la restituzione delle stesse. «L’operazione», spiega il comandante Caputo, sempre attento a queste delicate e importanti tematiche, «è stata svolta d’iniziativa nell’ambito del rafforzamento del presidio di vigilanza a tutela della spesa pubblica, settore centrale in questo particolare momento storico. La preventiva azione informativa, sviluppata grazie alle nostre “antenne” sul territorio, ha consentito di individuare soggetti sui quali esperire ulteriori accertamenti per disinnescare il circolo vizioso di percezione indebita di sussidi economici importanti, che non possono finire nelle mani di chi li usurpa. Parliamo di migliaia di euro che lo Stato eroga, per ciascuna famiglia, a sostengo del mondo del lavoro e dell’inclusione sociale, come misura di contrasto alla povertà». L’operazione di oggi è l’esempio di come la guardia di finanza, in particolare, si muove per evitare lo sperpero di denaro pubblico come appunto il reddito di cittadinanza, che deve andare a chi ne ha veramente necessità. Un lavoro certosino, un’analisi accurata mediante la quale i finanzieri sono riusciti a ricostruire un sistema subdolo di raggiri alle casse dell’Inps, facendo emergere «un fenomeno illegale altamente dannoso per la rete di protezione economica che il nostro Paese offre contro l'indigenza», come scrive la finanza. «I lavori continuano senza sosta», aggiunge il comandante Caputo, «e proseguiranno anche nei prossimi mesi, sulla scia del percorso investigativo che abbiamo intrapreso con la recente operazione “Cash Point”, sempre in tema di percezione indebita del reddito di cittadinanza. Dobbiamo porre fine ai meccanismi fraudolenti posti in essere dai malintenzionati a svantaggio dei più vulnerabili». E l’operazione cui fa riferimento il colonnello, riguarda una inchiesta dello scorso dicembre quando venne scoperta una truffa ad opera di un tabaccaio di Montesilvano che, con una piccola provvigione, faceva figurare falsi acquisti di merce nel suo esercizio, ad opera di titolari di reddito di cittadinanza che riuscivano così ad eludere le strette norme imposte dal governo sull’utilizzo della card.