«Agnello sicuro? Occhio al codice Ma quest’anno prezzi più alti»

I consigli di Nunzio Marcelli, del consorzio Centro Italia Igp: dal numero si può verificare la filiera Per gli altri prodotti, rincari come a Natale. Scorrano (Coldiretti): uova e cereali hanno retto bene
PESCARA. Nessun rincaro sulle tavole pasquali. O meglio, gli aumenti sui prezzi di cibi e bevande sono quelli già inseriti sotto Natale, si aggirano sul 7-8 per cento e sono ormai stati metabolizzati dai consumatori.
A delineare il quadro che attende le famiglie pescaresi per preparare il pranzo di Pasqua è Giuseppe Scorrano, presidente di Coldiretti Pescara. «Tendenzialmente per la Pasqua non ci sono aumenti, perché i rincari sono stati fatti alla fine dello scorso anno», analizza. «È chiaro che rispetto alla Pasqua 2023 la spesa si presenta un po’ più cara, d’altronde il gasolio è alle stelle, i prezzi sull’energia sono altalenanti».
A rendere il carrello più pesante sono per lo più l’olio e il vino. «Di olio quest’anno ce n’è di meno, questo significa che l’evo italiano di qualità, a breve, non si troverà più». Il meccanismo dei prezzi è chiarissimo: minori quantità prodotte significano prezzi finali più alti, «anche del 15 per cento», dice. L’altro settore maggiormente martoriato è il vino. L’uva lo scorso anno ha dovuto fare i conti con siccità e peronospora (il fungo che ha colpito la vite, falcidiando più della metà della produzione).
«I prezzi di altri prodotti, invece, come maiale, vitello e formaggi sono quelli della fine dell’anno, e quindi in aumento del 7-8 per cento», continua Scorrano. Uova e cereali hanno invece retto bene. Per le verdure è ancora presto per fare una previsione. Sarà la primavera con le sue condizioni meteo a dettare il passo. «Direi che una famiglia di 4 persone riesce a mettere su un pranzo spendendo circa 120 euro», afferma Scorrano.
E al centro della tavola pasquale abruzzese, come sempre, c’è l’agnello. Ma come fare ad acquistarne uno di sicura qualità? «Basta consultare il sito dell’Agnello del Centro Italia Igp», assicura Nunzio Marcelli, pastore, nonché presidente del Consorzio Agnello del Centro Italia. «Quando si va in macelleria viene esposto il codice dell’agnello. Inserendo quel numero sul sito web si può vedere tutta la filiera, dall’allevatore fino al macello. In alternativa si può consultare paese per paese la lista di produttori o rivenditori presenti».
Anche un esame visivo permette al consumatore di capire se si sta comprando un agnello lattante o un agnellone. «Il lattante che in genere ha un peso tra i 10-12 chili ha una carnagione più chiara dell’agnellone che avrà un peso tra i 18 e 20 chili. Si può trovare un buon agnello intorno ai 18 euro al chilo porzionato, altrimenti 14 euro se intero. Quest’anno i prezzi sono cresciuti perché la Pasqua è arrivata in anticipo rispetto al solito e quindi non c’è una grande disponibilità sul mercato».
A proposito dei quantitativi, Marcelli, che ieri ha partecipato a un incontro all’Alberghiero De Cecco, lanciato un appello: «Bisogna mangiare meno carne per salvare il pianeta», afferma, «ma quando la si mangia, che si scelga quella di qualità. In Abruzzo, la qualità dell’agnello è dovuta al fatto che gli animali pascolano nella biodiversità, che all'estero si sognano».

