Agricoltura, scontro sui contratti

I sindacati denunciano il blocco delle trattative. Interessati 10mila addetti
L'AQUILA. «Il 31 dicembre 2015 sono scaduti i contratti provinciali di lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti che, in Abruzzo, interessano circa 10.000 lavoratori dipendenti e, a distanza di quasi due anni, nella nostra regione ancora non si riesce a rinnovarne uno per l'inspiegabile riluttanza delle controparti agricole, Coldiretti, Cia e Confagricoltura».
È la denuncia di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, rispettivamente rappresenate da Feliciantonio Maurizi, Ada Sinimberghi e Moreno D'Anastasio. «Se la situazione non si sbloccherà, il sindacato sarà costretto ad adottare durissime forme di protesta».
Secondo la trilpice, in tre province, Pescara, Chieti e Teramo, le associazioni datoriali «addirittura non hanno consentito, ad oggi, neanche l'avvio delle trattative nonostante i ripetuti solleciti». «A Teramo, peraltro, la situazione è ancor più grave perché questa è la seconda tornata contrattuale senza che il CPL venga rinnovato con le ripercussioni negative sugli addetti, in termini di tutele e di recupero del potere d'acquisto e sullo sviluppo del settore che ben si possono immaginare».
Non andrebbe meglio nella provincia dell'Aquila, secondo i sindacati, dove, «dopo mesi di discussioni che avevano condotto ad una fase avanzata del confronto, il che lasciava presagire il rinnovo del contratto prima della pausa estiva, Confagricoltura ha posto un'incomprensibile pregiudiziale in materia di orario di lavoro, non sappiamo quanto condivisa dalle altre organizzazioni datoriali, con l'obiettivo di andare a modificare in pejus questioni regolate dal contratto nazionale di lavoro e che non sono demandate alla contrattazione di secondo livello, impedendo, di fatto, la sottoscrizione dell'accordo».
Fai, Flai e Uila condannano «l'atteggiamento di chiusura e di scarsa disponibilità che, in Abruzzo, Coldiretti, Cia e Confagricoltura stanno manifestando rispetto alla necessità di rinnovare i contratti provinciali come se nella nostra regione vi fossero condizioni di settore talmente gravi e particolari da impedire la conclusione positiva dei negoziati».
I sindacati chiedono quindi la ripresa dei negoziati «a tutti coloro che rappresentano le forze sane nel territorio regionale di non esimersi dal compito di lavorare con responsabilità allo sviluppo del settore agricolo e agli imprenditori stessi di attivarsi presso le organizzazioni che li rappresentano».

