Aids, la Caritas in aiuto dei malati con la casa famiglia

L’infettivologo Parruti: ci si ammala ancora, ma meno morti Più di 200 pazienti assistiti in 22 anni nell’edificio di via Caboto
PESCARA. La lotta all’Aids non si è mai fermata, neppure nell’era del Covid.
Di Aids «ci si ammala e si muore ancora, anche se meno» rispetto agli anni ’90, sostiene il professor Giustino Parruti, direttore dell’unità operativa complessa Malattie Infettive dell’ospedale, che, nella Giornata mondiale contro l’Aids, ieri, snocciola i dati dell’ultima campagna di screening durata 5 anni e conclusasi nel 2019, poco prima che scoppiasse la pandemia da Covid. Sono 550 i casi seguiti dalla Asl in tutta la regione, 350 di essi sono pazienti pescaresi. Di Aids «ci si ammala prevalentemente a causa di rapporti sessuali non protetti, quasi sparita la trasmissione per via della tossicodipendenza». Le terapie eseguite dai sanitari per le cure, sono prevalentemente orali. «Durante uno screening regionale, che ripeteremo nel 2022, su Hiv, Hcv, epatite C e sifilide», spiega Parruti, «abbiamo eseguito 18.600 esami del sangue in 5 anni e individuato 94 nuovi casi. Nello stesso quinquennio, si sono registrati 305 casi in ospedale. Attualmente sono 4 i pazienti ricoverati nel reparto Infettivi, 550 i pazienti assistititi in tutta la regione, 50 di fuori regione, Puglia, Lazio, Marche, 350 a Pescara». Di questi 15, 11 uomini e 4 donne, sono accolti dal 2020 nella casa famiglia “Il Samaritano”, sorta 22 anni fa per volontà della Fondazione Caritas. Ospita persone affette da Aids, e che, oltre la malattia, vivono condizioni di particolare fragilità sociale ed economica.
La struttura si trova in via Caboto. È «l’unica realtà del genere in Abruzzo» affermano Corrado De Dominicis e Giannicola D’Angelo, rispettivamente presidente Caritas e responsabile dell'Osservatorio povertà e risorse della Caritas Pescara-Penne, nella giornata mondiale per la lotta contro la malattia. Come in altre città, anche a Pescara è stata rinnovata la collaborazione con il Comune per illuminare di rosso, colore simbolo per la lotta all’Aids, alcuni monumenti, nel caso specifico la torre civica di Palazzo di città e il ponte “Ennio Flaiano”. La casa famiglia “Il Samaritano”, tra il 2020 e il 2021, ha accolto 15 persone, 11 uomini e 4 donne (massimo 10 pazienti l’anno dal 1999), pescaresi, ma anche provenienti dall’Aquilano, dal Lazio, Salerno e Molise.
L’assistenza socio sanitaria e la riabilitazione è svolta in collaborazione con la Asl, con 24 operatori a turno. In occasione della giornata mondiale, gli ospiti della casa famiglia hanno ideato lo slogan “Aiutiamo Insieme Dando Speranza”, che «a partire dall’acronimo della malattia conclamata, ci invia un messaggio di accoglienza, speranza inclusione e visione del futuro condivisa e comunitaria» spiega De Dominicis.
Speranza «nello sviluppo di terapie sempre più efficaci e nella ricerca medico-scientifica tesa alla sconfitta definitiva dell’Hiv-Aids», prosegue il direttore della Caritas diocesana, «ma anche nel prendersi cura, come comunità, di quanti intorno a noi convivono con la malattia, accompagnata da condizioni di marginalità estrema che spesso ne sanciscono la rapida morte sociale». Nel 2020, in Italia, sono state effettuate 1.303 nuove diagnosi di infezione da Hiv e l’incidenza più elevata si riscontra nella fascia di età 25-29 anni. «L’Aids continua la sua corsa», conclude De Dominicis, « è necessario mettere fine alle disuguaglianze che ostacolano soluzioni scientifiche per la lotta all’Hiv e che mantengono l’approccio sociale ai malati ancora sotto forma di tabù».

