«Aiutate il Venezuela senza cibo e medicine»

Tensione nella comunità sudamericana a Pescara: «Strade ad alto rischio, impossibile andare avanti»
PESCARA. «Una specie di tranquillità nervosa...»: così Stefania Moschella, tornata in Abruzzo con la famiglia dal Venezuela, dove i genitori erano emigrati negli anni 50, sintetizza lo stato d’animo di amici e parenti che a Caracas stanno vivendo giorni di grande incertezza. «Siamo tutti molto preoccupati, perché lì abbiamo familliari», racconta Stefania, che gestisce il bar San Marco a Pescara, «seguiamo ogni giorno quello che succede attraverso la televisione, i giornali, internet. Sentiamo cosa ci dice chi è rimasto lì. E aspettiamo: aspettiamo come aspetta il mondo intero che accada qualcosa di positivo». La famiglia Moschella, originaria di Montorio al Vomano, ha scelto di tornare quando le cose sono iniziate a peggiorare, e da lontano ha continuato a vedere una situazione che continua a degenerare: «C’è grande tristezza da parte di tutti noi per quello che continua ad accadere a causa del regime che governa il Venezuela», afferma Stefania, «ci sono sempre più pericoli in strada, mancano medicine e da mangiare, ed è difficilissimo, quasi impossibile, andare avanti. Speriamo che con Juan Guaidó possa arrivare finalmente una luce: adesso sembra esserci una piccola speranza». Chi ha lasciato il Sudamerica, attribuisce al regime instaurato da Hugo Chávez, presidente dal 1999 fino alla sua morte nel 2013, e quindi al successore Nicolas Maduro, la responsabilità della situazione. Ci si augura la svolta con Guaidó: «Non è stato un golpe» tiene a precisare Stefania, «lui era il presidente dell’assemblea e ha agito secondo la Costituzione. Ora c’è questa sorta di tranquillità nervosa, in attesa che la situazione si sblocchi, e speriamo che entro un paio di giorni arrivino buone notizie: soprattutto ci auguriamo che non si arrivi alla guerra civile». La capitale Caracas e tutto il Paese vengono regolarmente scossi da manifestazioni pro e contro Maduro.
La comunità italovenezuelana, prima che scoppiasse il caos, contava 120mila unità con una buona percentuale di persone di origine abruzzese. L’emigrazione di ritorno ha fatto invece lievitare progressivamente la comunità venezuelana nella nostra regione, anche se non esistono stime ufficiali. In contemporanea con Caracas, nei giorni scorsi c’è stata una manifestazione anche a Montesilvano, e nuove iniziative potrebbero esserci nei prossimi giorni. Pierluigi Spiezia del Cram (Consiglio regionale abruzzesi nel Mondo), direttore di ilmondo.tv ed esperto di questioni venezuelana, spiega che «nel Paese c’è una crisi economica spaventosa, con un’inflazione incontrollabile che forse non ha riscontri nella storia mondiale, neanche nella Germania di Weimar. A tutto ciò si unisce una corruzione che ha raggiunto livelli altissimi. Chávez, pur con tutte le criticità, era riuscito a tenere in mano il Paese grazie al suo carisma, ma con Maduro c’è stato il crollo, perché non ha affatto le capacità politiche del predecessore. La mia opinione, come ho avuto anche modo di scrivere», continua Spiezia, «è che quando Chávez era malato, abbia di proposito lasciato il timone a un successore incapace, che restasse fedele al suo progetto e proteggesse i suoi, ma sul quale potessero ricadere le colpe del fallimento del regime, in modo che risaltasse la sua immagine. A manifestare in piazza a favore di Maduro va chi è sovvenzionato dal governo». «Chi ha i mezzi e può permetterselo, ormai cerca di tornare in Italia», conclude Spiezia, «in Venezuela ormai si rischia la vita per niente: la delinquenza c’è sempre stata, ma ormai i rischi che si corrono per strada hanno superato ogni limite». (a.r.)

