«Aiutateci a trovare i nostri familiari Cesare e Benito»

PESCARA. Tra i presenti ieri all’incontro organizzato da Aiga e Penelope, l’associazione italiana dei giovani avvocati e l’associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse,...
PESCARA. Tra i presenti ieri all’incontro organizzato da Aiga e Penelope, l’associazione italiana dei giovani avvocati e l’associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse, anche due parenti di due che si sono dileguati nel nulla recentemente. Una di questi è Vincenza Benedetti, sorella di Cesare, originario di Pescocostanzo, scomparso a Pescara il 21 marzo del 2015, quando aveva 82 anni.
«Ha aperto il cancello e se n’è andato», ha raccontato ieri la sorella, con la foto del fratello in mano. «Siamo andati a fare la denuncia e le ricerche sono partite. Purtroppo, mio fratello era stato operato alla testa, erano due anni che era con me a casa, e non gli funzionava tanto il cervello. Ora non so dove sia», continua Vincenza Benedetti, riferendosi al fratello, che non era sposato, né aveva figli, «ma mi aspetto che riesca fuori. Mi basterebbe vedere anche una scheggia del corpo», invoca Vincenza. «Non ce la faccio più a stare in questa situazione. Lo voglio o morto o vivo», aggiunge, ricordando che «una volta ci ha telefonato la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, dicendoci che era stato visto seduto su una panca, a Castelfrentano. Ma quando siamo andati, non c’era più», conclude la sorella di Cesare. Un altro caso, più recente, è quello di Benito Della Penna, di cui, a Guardiagrele, non si hanno più notizie dal 15 marzo di quest’anno. Ieri era presente la figlia, Rosanna. «Hanno cominciato le richieste la mattina dopo», fa sapere la figlia, «ma mio padre è invalido, è cardiopatico, e quindi, hanno detto, più di tanto non si sarebbe potuto allontanare e pertanto le ricerche sono state inoltrate solo entro un breve raggio. Ma secondo me», ipotizza Rosanna, «mio padre è stato preso da qualcuno. Andava in giro spesso con 100 o 200 euro, giocava al Gratta e vinci, e per questo, forse, è rimasto vittima di un balordo».
«Io notavo», continua la figlia di Benito, «che al bivio Lanciano-Casoli, di sera, d’estate, quando camminavo con papà, c'era uno scambio di qualcosa tra alcune persone. Non è che papà ha visto qualcosa che non doveva vedere? I carabinieri questo lo escludono. Ma allora dove è andato? Io mi aspetto che riaprano le ricerche e mi auguro che vengano a vedere queste zone». (VdL )
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